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LA DOLCE VITA DEL CALIFFO: IL PLAYBOY ERA UN MESTIERE…

Dall'imperdibile "Il cuore nel sesso - Libro sull'erotismo, il corteggiamento e l'amore scritto da uno "pratico"", Castelvecchi editore, nuovo capitolo della saga di un coatto per sfida, non per sfiga….…

Ai tempi dei playboy giravano un sacco di cambiali. Perché l'arte del playboy era soprattutto il sacrificio. E perché non si vedeva una lira.
La cambiale per molti é stata una rovina, ma per certi versi anche un aiuto insperato. Ti permetteva di raggiungere livelli altrimenti impensabili. Potevamo avere macchine bellissime per qualche mese prima che ce le togliessero per non aver pagato le rate.
Eravamo pieni di buffi.
Il vestito si faceva fare su misura dal sarto, mica come oggi che con tutte 'ste marche sembriamo tutti uguali. Le iniziali sulla camicia cucita addosso erano un altro mondo. Un altro modo di vedere la propria esistenza. Adesso se vai in giro scaciato puoi raccontare che sei un artista. Ai miei tempi non se fregava nessuno.

Il playboy era un mestiere. Il sarto ci confezionava sei-sette vestiti per volta che rimanevano lì perché non avevamo i soldi.
Quando poi arrivava l'industriale del Nord, che ci teneva a fare amicizia col playboy conosciuto, gli si raccontavano un sacco di stronzate e si mettevano tutti sul suo conto. Senza che questo riuscisse mai a scopare, ce le facevamo sempre tutte noi!

Tornando al discorso dello stile, secondo molti oggi lo sfoggio dell'oro é diventato volgare. Magari avercelo tutti l'oro. Il possesso dell'oro mi ricorda la mia vittoria sulla vita, i traguardi del successo, anche economico, strappato a un destino difficile.
Qualcuno può obiettare di non essere economicamente all'altezza. Mi ripeto. Il playboy doveva sacrificarsi per la causa. Doveva saper uscire con le donne più belle del mondo ed essere sempre alla loro altezza. Doveva saper vivere a tutti i livelli. Purtroppo ora gente come questa quasi non esiste più.

Quando arrivavamo nei locali, vedevi tutte quante scappare in bagno a rifarsi il trucco... Oggi non c'è manco più il locale! La musica di un tempo, gli ammiccamenti, gli sguardi, non c'è più niente di tutto questo. Adesso le coppie che arrivano in qualche posto insieme si perdono di vista e si ritrovano solamente all'uscita.
Per questo ora faccio parecchia fatica a passare a via Veneto. Quei centocinquanta metri di salita hanno visto tutto il mondo. C'eravamo noi, i miliardari, le donne francesi, gli attori e le attrici. Nascevano storie incrociate.

Si usciva alle nove di sera per tornare alle sette di mattina. Si andava sempre a letto per ultimi. Entravamo nei ristoranti coi nostri bei collettoni bianchi e sentivi solo "prego Dottore, il suo tavolo Dottore". Perché la facciata contava parecchio.
E tutto girava intorno alla donna.
Alcuni di noi si alzavano la mattina presto, cioé, in pratica, non andavano a dormire, e studiavano gli arrivi all'aereoporto. Si vedeva quale attrice del momento si apprestava a venire a Roma e ci si vestiva alla grande, si comprava un enorme mazzo di fiori e si andava a riceverla con la macchina sportiva.


( In giro per via Veneto )


Si avvisavano i paparazzi e il gioco era fatto. La diva pensava che questo bel ragazzo coi fiori fosse mandato dalla produzione e a buon bisogno accettava il mazzo e ringraziava con un bacio. Il resto lo facevano i fotografi e i giornali del giorno dopo.
Le attrici nostrane più o meno famose, incapricciate del passaparola che ci vedeva come protagonisti assoluti, scatenavano un vera e propria caccia al playboy. Praticamente si viveva di espedienti sentimentali, non si pensava che alle donne. Si puntava la preda e si agiva di conseguenza, chi c'era c'era.

La nostra tana era il Club 84 e appena uscivi incontravi Marlon Brando, Lucia Bosé e tanti altri. Ma di fronte al cuore siamo tutti uguali; quanti ne ho visti in quelle notti amarsi, lasciarsi, piangere e ridere, l'amore non aveva confini sociali.
Che anni ragazzi! Oggi sento parecchia nostalgia per quei valori che non esistono più. Un amico era un amico. Non si discuteva.
Di tutti i belli di allora nessuno è scaduto nella categoria degli ex-belli. Abbiamo capito in tempo il momento di diventare affascinanti. L'ex-bello è patetico e vive di rimpianti. L'affascinante fa le sue scelte in tempo: sposa una donna ricca e campa alla grande. Oggi i playboy di un tempo si sono tutti piazzati. Nessuno è caduto in disgrazia.
Quando arrivi a trentadue-trentacinque anni diventi un uomo. L'età è quella e devi capirlo in tempo.

Io mi sono salvato dal matrimonio con un'ereditiera grazie alla musica e al mestiere di attore di fotoromanzi. Fatto con un altro nome chiaramente.
Poi arrivò Edoardo Vianello e mi fece cantare le canzoni che avevo scritto. Il resto è storia. La conoscete tutti. I belli del Duemila rischiano di svegliarsi con la certezza di non contare un cazzo. Noi non eravamo dei marziani, eravamo solo più coraggiosi. Sapevamo che era possibile arrivare ovunque, bastava volerlo.
Oggi tutti vogliono contare ostentando la loro povertà, circondandosi di miseria e spacciandola per normalità. Po'racci. Me fanno pena. Nessuno si rende conto dei veri valori, passano i giorni e ci si riduce come bestie senza nemmeno accorgersene.

Er Califfo la sua romanità di borgata l'ha sempre difesa, anche dai suoi compagni della dolce vita, con la casa ai Parioli e la puzza sotto il naso. Io sono due persone con una sola anima; ci vuole coraggio per essere così carichi de buffi. Mica no!
Questo coraggio mi ha permesso di arrivare fino ad adesso senza accusare il peso di una vita bevuta fino all'ultimo sorso.
Ed è questo che voglio trasmettervi.

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