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DI(ZION)ARIO EROTICO
di Massimo Fini

A-B | C-D | E-F | G-L | M-N | O-R | S-Z

C

Calze

Costituiscono oggi il più grosso problema del vestiario femminile. Il reggicalze è datato, improponibile, sa irrimediabilmente di baldracca. Può essere utilizzato per fare un po' di teatro, ma è impraticabile come indumento d'uso comune e quotidiano. Le autoreggenti sono volgari.
Il collant è mortale. Sconcia la perfetta simmetria del bikini, è antiestetico in quella riga che taglia a metà, repellente nella pecetta sul cavallo. Ma soprattutto "chiude", impedisce allo sguardo e alla mano di insinuarsi, che è l'eterno desiderio del maschio davanti a una donna vestita. È la cintura di castità dei tempi moderni. Da che esiste ha fatto inabissare la tensione erotica fra i sessi a livelli vicini allo zero. Gli va attribuita una buona parte di responsabilità nel crollo
delle nascite.


Candele

II pirata Francis Drake, che sotto la bandiera corsara rendeva parecchi servigi alla Regina d'Inghilterra, fu chiamato una volta a Corte, insieme alla sua poco
raccomandabile ciurma, e fatto Sir, baronetto. Fra le cerimonie che accompagnarono l'avvenimento c'era anche un invito a teatro per Drake e i suoi uomini. Prima che iniziasse lo spettacolo Drake, che conosceva i suoi polli, li radunò e tenne loro il seguente discorso: «Non facciamoci riconoscere. Stasera non voglio sentire bestemmie, parolacce, frasi scurrili. Chi disubbidisce verrà impiccato». Si recano quindi a teatro. Proprio all'inizio del primo atto entra in scena una comparsa, un domestico, con una candela accesa in mano che, come da copione, mormora fra sé e sé: «Dove metto questa candela? Dove la metto?» Al che Drake si alza di scatto e, voltandosi verso i suoi uomini che erano sistemati in loggione, grida: «II primo che osa suggerire si consideri impiccato».
Nessuno sarà, spero, così ingenuo da credere che dopo l'invenzione della luce elettrica le candele abbiano la funzione di illuminare alcunché. Rendono lo stesso servizio delle carote: «Una volta, in quella posizione, le fece uno scherzetto sudicio.
L'aveva lavorata in modo che lei aveva perso la testa. In ogni modo, dopo che le ebbe quasi lustrato il culo battendola da dietro, lo tirò fuori un attimo, come per rinfrescarselo, e poi lentamente, gentilmente le ficcò nel sedere una carota lunga e grossa. "Ecco, signorina Abercombie" disse, "questo è una specie di doppelganger del mio uccello normale". E ciò detto si sgancia e si tira su i pantaloni.
La cugina Abercombie ne fu tanto sbalordita che lasciò andare una scorreggia tremenda e la carota cadde» (Henry Miller, Tropico del Capricorno). Più divertente è se la carota conserva, dalla parte grossa, quella della radice, che resta fuori, un po' di verza a mo' di coda. Si può mandare lei stessa a comprarla e a scegliere di che morte deve morire.
Stessa funzione hanno le banane, gli zucchini, i cetrioli, il manico della sua spazzola per capelli, lo spazzolino da denti, le matite. Lo scopo è sempre lo stesso: ridicolizzare, sconciare, sciupare l'intollerabile bellezza di lei.

Cazzo (Il)

In questo libro non se ne parla, se non di sfuggita. L'erotismo è un fatto maschile, quello femminile è di risulta, derivato. Peraltro il cazzo, sporgente, esposto, visibile, esibito, è banale e molto poco interessante. Intriganti sono le cose nascoste, occulte, segrete, che devono essere cercate, scovate e penate alla luce. Sono gli scrigni da forzare. Ma, soprattutto, l'uomo è attratto dall’horror vacui, dagli orifìzi, dai buchi, dalle aperture, dalle fenditure, dai crateri, dagli abissi, dalle caverne umide e oscure, dai cunicoli tenebrosi e senza fondo in cui ci si avventura, col coraggio un po' incosciente degli speleologi, senza sapere dove portino. Il fascino non è di chi esplora ma di ciò che viene esplorato. E il cazzo è un esploratore ingenuo e sprovveduto, sempre ingannato sull'autentico fine della sua perlustrazione. Una povera vittima, non del tutto innocente, ipnotizzata dal vuoto, attratta da profondità in cui inevitabilmente si perde e si annulla. È vero che c'è stato qualcuno, come l'antropologa Ida Magli, che ha attribuito al cazzo un'importanza fondante nella storia umana. Costei sostiene infatti che dobbiamo proprio al cazzo se l'uomo è diventato un animale culturale. Proiettandosi in avanti, aggettando, distanziandosi dal corpo, il cazzo avrebbe spinto l'uomo fuori da sé, allontanandolo quindi dal mondo della natura e inducendolo a modificarla. Dal cazzo quindi, secondo la Magli, dipende l'esaltante avventura della ricerca e dello spirito umano. Padre Dante, allorché poetava «Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza», probabilmente non sapeva da quale materia, apparentemente così vile, provenisse l'ansia metafisica dell'uomo. Non era a conoscenza delle ultime scoperte dell'antropologia. Sennonché alla Magli, nei cui scritti il fallo assume sempre una dimensione onirica e quanto mai elettrizzante, non passa neanche per la testa che anche l'asino ha un cazzo che aggetta in fuori, la cui erezione è ben più imponente di quella dell'uomo, un vero arco fra la Terra e il Cielo, ma non per questo è diventato qualcosa di diverso da quello che è; un asino. Come Ida Magli.

Chiesa (cattolica)

Non sarà mai ringraziata abbastanza, perché ci ha dato il più delizioso di tutti i sensi: il senso di colpa. È arcinoto che non c'è nulla che ecciti quanto il proibito. E in campo sessuale la Chiesa, per altri versi così indulgente, è stata davvero "Magister vitae" vietando quasi tutto e affinando il più potente e sottile degli afrodisiaci («Considerandolo come un peccato il cristianesimo ha fatto molto per l'amore» ha scritto Anatole France). «Non lo fo per piacer mio, ma per far piacere a Dio» così si immolavano le giovani spose quando Santa Madre imperava. Oggi la Chiesa ha perso quasi tutta la sua presa in campo sessuale, ma il senso di colpa e del peccato è rimasto come un richiamo di sottofondo, non facilmente sradicabile. Chiunque abbia avuto una ragazza che è stata dalle Orsoline, dalle Marcelline o in altri istituti di suore sa i piaceri che se ne possono ricavare. Lei si vergogna e si eccita della propria vergogna. Una miscela esplosiva. Il permissivismo sessuale è una sciagurata creatura tardo-modema. L'amore solare, libero, hippyesco, alla Zabriskie Point, soprattutto se consumato in gruppo e all'aperto, come se si trattasse di un picnic, è, diciamo la verità, di una noia mortale. Scopare ha perso ogni attrattiva, se mai l'ha avuta, da quando da proibito è diventato obbligatorio.

Cioccolato
Cospargerla di cioccolato, di panna o immergerla in una vasca di champagne e poi leccarla è il massimo cui arriva la fantasia dei ricchi scemi. Si sentono molto arditi. Invece si tratta di cosa priva di alcun significato. Confondono l'eros con lo spreco e la loro golosità di bambini deficienti. Non sono viziosi, solo viziati.

Città
La città è erotica, la campagna è sessuale. In città sono i ritmi accelerati, febbrili, ossessivi, nevrotici, la prevalenza dei lavori intellettuali su quelli manuali, la mancanza della fatica fisica, gli ambienti ristretti, la contiguità di molti individui, l'importanza che vi assumono i vestiti, l'abbondanza e la fantasia degli oggetti, il contesto tecnologico, il cemento, a predisporre a un sesso di tipo mentale. In campagna, in luoghi in stretto contatto con la terra, si è invece indotti a un sesso meno sofisticato, più semplice, più diretto, più naturale. È in campagna, all'aperto, e non certo nei falansteri cittadini, che ci si può sentire in sintonia con il Tutto cosmico e i suoi eterni cicli di cui anche la congiunzione carnale fa parte e in cui le elucubrazioni mentali, erotiche, perdono senso, suonano anzi inopportune e ridicole. L'erotismo vuole luoghi chiusi o addirittura reclusi (De Sade stava in prigione). Tour se tient. L'erotismo nasce con la borghesia (vedi voce) o comunque ne viene grandemente potenziato. Il borghese è cittadino e il termine citoyen cominciò a essere usato con la Rivoluzione francese.

Clistere
È uno dei rarissimi atti che sembra permettere al sadico di raggiungere il suo obiettivo impossibile, la quadratura del circolo: ridurre la donna a mero oggetto capace però di avvertire la propria degradazione da soggetto (vedi Sadomasochismo). Il simbolismo è trasparente quanto brutale: non sei nessuno, non sei nulla, sei solo un sacco di merda tanto che ti devo svuotare. Lei non è più una donna e nemmeno una femmina ma una latrina. Molte donne ci stanno. Perché son curiose. Perché son morbose. Perché hanno una certa attrazione per i propri escrementi. Perché le riporta all'infanzia. Perché nel piacere di lui trovano il proprio. Perché farsi profanare le eccita quanto l'uomo a profanarle. Ad alcune piace tenerselo dentro mentre fanno l'amore («Mi sento colmata in ogni buco»). Ma non è detto che le si debba accontentare. Le si può tenere per un po' sulla corda, liberandole solo all'ultimo momento, seguendole poi nella corsa verso il bagno e assistendo dalla porta, prudentemente, al compiersi dell'evento. I più malvagi la fanno rivestire di tutto punto, la impegnano in una discussione di alto spessore intellettuale, la osservano mentre perde ogni sicurezza, contorcendosi sulla sedia, fino all'irreparabile. Un'adepta entusiasta era Paolina Bonaparte, la sorella di Napoleone, quella che fu ritratta nuda dal Canova, donna di un esibizionismo patologico. Si faceva fare quotidianamente dei clisteri al latte dalle sue cameriere, mascherando dietro problemi di salute che non aveva pulsioni più torbide. Raccontano le cronache che le piaceva stare bocconi col superbo posteriore denudato - aveva un culo bellissimo - davanti alle sue giovani serventi che la sottoponevano alle più indiscrete ispezioni finché una le alzava la camicia fìn sopra la testa e le apriva le natiche mentre l'altra, lentamente, con calma, quasi officiasse un rito sacrificale, «le infilava la giuliva siringa nel tenebroso orifìzio».

Cresta (Gli uomini preferiscono le stronze)

Una sera di anni fa mi trovavo a casa di una cara amica, molto carina, molto civetta e tutt'altro che stupida. Dopo una festa eravamo rimasti in una dozzina, uomini e donne, fra cui un tipo biondo, belloccio, sulla quarantina, nuovo per la nostra compagnia. L'ora, il vino, il gruppo ristretto favorivano una conversazione abbastanza frizzante in cui il belloccio, che se ne stava molto sulle sue, con una certa aria da schiaffi, non entrò se non un paio di volte per dire delle assolute ovvietà. Alla fine la nostra ospite ci congedò, il belloccio rimase. Il giorno dopo chiesi alla mia amica: «Scusa, ma perché hai scelto di andare a letto proprio con quello li?» «Perché è stronzo» rispose lei, molto francamente. Le donne amano gli stronzi (le "simpatiche canaglie" ma, in definitiva, anche quelle antipatiche). Lo stesso vale - e probabilmente a maggior ragione — per l'uomo. Tanto più lei è arrogante, scostante, con la puzzetta sotto il naso tanto più - se, naturalmente, è anche bella, ma in genere le cose vanno di pari passo - eccita l'uomo. Il motivo è molto semplice. Il desiderio di farle calare le arie, di farle abbassare la cresta è molto più forte che con una ragazza carina, simpatica, disponibile, affettuosa. Non è giusto e nemmeno molto intelligente. Ma Eros segue delle piste tutte sue. Gli uomini preferiscono le stronze. Ma. se non sono proprio idioti o del tutto masochisti, cercano di sposare le altre.

Culo (Il)

Gli uomini, com'è noto, si dividono in due categorie: quelli che preferiscono il seno (bosomen) e quelli che preferiscono il culo (bottomen). I primi appartengono, in genere, a culture rozze, poco smaliziate, infantilmente pragmatiste, primitive, matriarcali, fortemente legate all'immagine della donna-madre e comunque troppo giovani per avere avuto il tempo di sviluppare adeguate attitudini speculative. Bosomen sono, per esempio, gli americani. L'Europa, culla della civiltà, è invece bottomen. Venere Callipigia nacque in Grecia, nella prima metà del n secolo avanti Cristo, insieme alla grande filosofìa e alle matematiche. E "pour cause". Perché il culo è innanzitutto una categoria metafisica. Possiede la perfezione geometrica delle figure astratte. E infatti, come forma, si apparenta alla sfera che è la figura geometrica perfetta. Ma la supera perché ha una simmetricità che manca alla sfera. Come la sfera, è un corpo finito e infinito allo stesso tempo e, poiché è curvo, il culo è vicinissimo all'essenza stessa della verità («Ogni verità è curva» dice Nietzsche). C'è, racchiuso nel culo, l'enigma del rapporto finito/infinito, spazio/tempo, che è l'enigma dell'universo. Non a caso Salvador Dalì a qualcuno che gli chiedeva come immaginasse l'universo rispose: «Un continuum a quattro natiche». Come questo inquietante apotema, così carico di significati simbolici, sia finito in fondo alla schiena dell'uomo e, peggio ancora, della donna, è un mistero. Ma qui ritorna la grande ambiguità del culo, la sua finita infinitezza. Disumano per l'esattezza e la perfezione delle sue proporzioni, il culo è anche molto umano. Mentre la perfezione è, per ciò stesso, inespressiva, il culo è la parte più eloquente del corpo. Quando Moravia ne La vita inferiore ha scritto che «il sedere manca di espressione» non sapeva quello che si diceva. Il culo segnala non solo il carattere, ma spesso anche l'appartenenza di classe di una persona. C'è il culo diffidente e avaro (che è a mele strette come hanno, in genere, i toscani), il culo fiducioso e pieno di speranza (tondo, grasso e a natiche leggermente dischiuse), il culo aggressivo (sodo e massiccio come una catena montuosa), il culo volitivo (piccolo e muscoloso), il culo colloquiale (elastico e malleabile), il culo nobile (alto, lungo e appena rilevato), il culo popolare (basso e largo), il culo burocratico (grasso e informe), il culo proletario (largo ma alto), il culo militare (stretto e muscoloso), il culo meschino e timoroso (che è quello magro senza essere ossuto), il culo indifferente (piccolo e raccolto), il culo ridanciano (largo e piatto), il culo impertinente (tondo, a scalino e sussultorio). Infine c'è il culo remissivo, che è quello che ha due tenere pieghe fra la natica e l'attaccatura della gamba ed è tondo senza essere eccessivo. Questo è il vero culo. Il culo dei culi. Perché possiede, al massimo grado, le due caratteristiche che, pur variamente mascherate, sono proprie di ogni culo: l'essere indifeso e ridicolo («L'ilare impotenza del deretano» la chiama Sartre che se ne intende). Il culo infatti è impotente. Perché, come Polifemo, è cieco nonostante possegga un occhio. E in condizione di palese inferiorità: non può guardare ma solo essere guardato. È inoffensivo perché non ha spigoli. Poco o punto muscoloso non si può difendere e chiunque può oltraggiarlo. E nudo ed esposto poiché non ha peli. Ed infine è ridicolo come tutti gli esseri grandi e grossi ma imbelli. Per questo connubio di impotenza e di ridicolo, il culo è la parte preferita dal sadico. Nessuno le busca come il culo. C'è da dire che, quasi sempre, il culo fa di tutto per meritarsele. Provoca. A volte infatti si presenta con un'aria di falsa innocenza, altre con impertinenza, altre ancora con arroganza. In altri casi si isola, fa finta di niente, come se ignorasse di essere un culo. Atteggiamenti, tutti, che attirano una adeguata punizione. Che del resto il culo, dopo una prima resistenza di pura parata e, diciamo così, di bandiera, accetta volentieri, arcuandosi, protendendosi, aprendosi, offrendosi. Perché il culo è profondamente, intimamente masochista. Ma c'è un altro elemento, nel culo, che attira il sadico: la perfezione. È la perfezione ad accendere il desiderio della profanazione. Solo ciò che è perfetto merita di essere sconciato, sciupato, oltraggiato, vilipeso e quindi, alla fine, reso imperfetto. E anche questa è una dimostrazione dell'enorme superiorità del culo sul seno. Il seno si accarezza, si vezzeggia, si mordicchia affettuosamente. Per consolarlo della sua pochezza, di essere solo un seno. Nella perfezione del culo c’è un orgoglio luciferino che va abbattuto e degradato.

Cunnilingus

Che uno si inginocchi fra le gambe di una donna e, come un cane, la lecchi, è cosa indegna di un uomo. Checché se ne pensi le donne non ne vanno poi così pazze, proprio perché inverte i ruoli e diminuisce il maschio: il piacere fisico non è compensato dalla perdita di quello psicologico. Alle donne piace leccarsela fra loro, non avere un maschio in adorazione della vagina. Preferiscono di gran lunga il disprezzo verso i loro genitali, le eccita molto di più. Almeno quelle belle. Infatti le donne belle, come i ricchi, sono masochiste. Se lo possono permettere. Le brutte no. Sono già troppo umiliate. Per loro effettivamente il cunnilingus può essere un atto compensativo, un omaggio gradito, un illudersi che ciò che hanno fra le gambe abbia un valore in sé, a prescindere dal contorno. Ma per leccare la fica a una brutta ci vuole davvero dello stomaco oppure bisogna essere della pasta di Don Giovanni che chiudeva gli occhi per rendere illimitata la propria concupiscenza. Nonostante tutto però la sottospecie dei "leccatori di fica" è piuttosto numerosa, soprattutto in regioni come l'Emilia-Romagna, forse per un compensativo, e malinteso, senso di reciprocità. Questo "vizio da cani" è accettabile negli anziani, che hanno inevitabili problemi di erezione. Una volta chiesi a un mio amico ultrasettantenne, che ha da anni una relazione amorosa, come se la cavasse. Mi rispose, molto spiritosamente: «Be', adesso lavoro molto più di lingua». Diversa è la questione deìl'analingus, che non è un atto di omaggio verso la donna ma di spregio. E un ricordarle che, nonostante tutte le sue arie grandiose, anche lei, come tutti, va al cesso.

Dio
Non c'è dubbio che molti uomini, anche lontanissimi dalla religione, sentano l'atto sessuale o quantomeno il momento dell'orgasmo come qualcosa di cosmico se non addirittura di rituale, di mistico, di sacrale. Gli uomini quando eiaculano balbettano n'importe quoi, alcuni però invocano Dio e anche mormorano o gridano «Vengo in Dio!» o qualcosa di simile. (Per una setta ebraica, i sabbatiani, la donna «è una porta di Dio, attraverso la quale si entra in Dio». Il profeta Ibn'Arabi parla, a proposito dell'eiaculazione, di «estinzione dell'uomo nella donna» e di Dio come di «Colui nel quale in realtà si è estinto».) Non è solo un'eco delle antiche tradizioni religiose (ma non di quella cristiano-cattolica, che è la più sessuofobia: San Paolo, che fonda la Chiesa cristiana, dice: «Sarebbe bene per l'uomo non toccare donna», dalla Prima lettera ai Corinzi, VII, I-2, 9) che vedevano nel sesso un aspetto e uno strumento della partecipazione al sacrum. Sono i corpi nudi, la situazione primordiale, la fusione, sia pur per un momento, con un altro essere, l'aleggiare, comunque, della fecondità femminile e lo sfiorare quindi il mistero della vita, che danno all'uomo questa sensazione. La donna sembra più distante da tale percezione sacrale dell'amplesso, che vive in modo molto più carnale. Essere istintuale e naturale non ha, a differenza dell'uomo, l'impressione di rientrare, con l'amplesso, nelle eterne leggi del Cosmo. Lei c'è già. L'erotismo, che razionalizza il sesso, che lo concettualizza, che ne fa un fatto cerebrale, che si esalta nella repressione e nel divieto, che ha bisogno dei vestiti e degli oggetti, cioè della tecnica e di cose di fabbricazione umana, è invece estraneo a ogni sacralità. Si potrebbe dire che è empio per natura.

Discorsi

In genere si crede che i maschi facciano fra loro discorsi molto sporcaccioni. Certamente dicono oscenità e si vantano di avventure mai avvenute (il maschio che scopa è silenzioso). Ma fra gli uomini resta sempre una certa pudicizia virile che impedisce confidenze troppo personali sulla propria vita sentimentale e sessuale. Le donne sanno essere molto meno amiche (anzi non lo sono quasi mai, l'amicizia è un fatto maschile, implica una lealtà estranea alla femmina), ma sono capaci di instaurare fra loro una intimità sconvolgente. Le donne, soprattutto quando si trovano nei locali pubblici, in discoteca, al ristorante, vanno al cesso insieme: una si alza la sottana, si tira giù le mutande, si siede sulla tazza, piscia e intanto chiacchiera amabilmente con la compagna, magari conosciuta solo quella sera. Allo stesso modo si fan parte senza pudore delle loro storie sentimentali e si raccontano le proprie esperienze sessuali fìn nei dettagli più intimi e scabrosi. Sono lettrici attentissime della cronaca rosa ma anche, sia pur senza farsi troppo notare, di quella nera a sfondo sessuale. Peraltro la cronaca in generale interessa moltissimo la donna. Perché ha il gusto del particolare ed è curiosa come una scimmia. Non si tratta di una curiosità metafisica, rivolta alle grandi domande sull'essere di cui non le potrebbe fregar di meno, ma di una curiosità più terranea e concreta. Il pettegolezzo è il suo habitat naturale. È perciò possibile raccontare anche a una signora irreprensibile, senza che lei perda nulla della sua irreprensibilità, le storie più boccaccesche e sporcaccione, soprattutto se riguardano amiche e conoscenti, e poco importa se inventate di sana pianta, spingendosi nei particolari più indecenti. Lei non batterà ciglio, interrompendo solo di quando in quando con dei deliziosi e finto scandalizzati «Ma davvero?», «Addirittura!», «Nooo?!», «Non è possibile» o con un incoraggiante «Vai avanti» che travolge anche le ultime barriere. Particolarmente stuzzicante è raccontarle una storia tremenda dando alla protagonista, oggetto di ogni sconvenienza, i suoi tratti fìsici e sociali e possibilmente anche lo stesso vestito che ha indosso in quel momento. La signora trangugerà tutto, continuando a fìngere il nulla (ma se durante il racconto accavalla le gambe vuol dire che sotto si sta bagnando). Se è una grande divoratrice di storie cochon è invece difficile che la donna prenda l'iniziativa di raccontarle a un uomo. Né il fatto che si presti all'ascolto significa che abbia intenzione di saltare il fosso col narratore. Semplicemente le piacciono le porcherie e le schifezze, anche a titolo gratuito. Le donne amano schiacciare i punti neri, propri e altrui, e guardare ciò che ne esce. Ed è detto tutto.

Divisa

Perché la hostess, l'infermiera, la vigilessa, la poliziotta, l'avvocata, la magistrata, insomma ogni donna che porta una divisa, è più eccitante? Perché consente una doppia effrazione. Seducendola la si destituisce dal suo status di donna ma anche dal ruolo sociale visivamente e immediatamente testimoniato dalla divisa. Lei è lì con una precisa funzione, dei doveri, delle regole, dei tempi da rispettare e tu la distogli. Scomponendole gli abiti della divisa ne cambi il senso, la direzione, la destinazione. Le dimostri che, nonostante tutto l'apparato, non è che una femmina pronta ad alzare la coda. Con la magistrata si raggiunge quasi il sublime. Rende giustizia, da lei dipende il destino e spesso la libertà degli uomini, e tu, alzandole la toga fin sopra le orecchie, profani nel modo più irriverente e brutale la sacralità del suo ruolo e le fai toccare con mano, se così si può dire, che non è altro che una finzione.

Doma
«Congiungersi con una donna è come guidare un cavallo al galoppo con redini marce». Detto cinese, taoista.

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