DI(ZION)ARIO EROTICO
di Massimo Fini
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C
Calze
Costituiscono oggi il più grosso problema del vestiario femminile.
Il reggicalze è datato, improponibile, sa irrimediabilmente di
baldracca. Può essere utilizzato per fare un po' di teatro, ma
è impraticabile come indumento d'uso comune e quotidiano. Le
autoreggenti sono volgari.
Il collant è mortale. Sconcia la perfetta simmetria del bikini,
è antiestetico in quella riga che taglia a metà, repellente
nella pecetta sul cavallo. Ma soprattutto "chiude", impedisce
allo sguardo e alla mano di insinuarsi, che è l'eterno desiderio
del maschio davanti a una donna vestita. È la cintura di castità
dei tempi moderni. Da che esiste ha fatto inabissare la tensione erotica
fra i sessi a livelli vicini allo zero. Gli va attribuita una buona
parte di responsabilità nel crollo
delle nascite.
Candele
II pirata Francis Drake, che sotto la bandiera corsara rendeva parecchi
servigi alla Regina d'Inghilterra, fu chiamato una volta a Corte, insieme
alla sua poco
raccomandabile ciurma, e fatto Sir, baronetto. Fra le cerimonie che
accompagnarono l'avvenimento c'era anche un invito a teatro per Drake
e i suoi uomini. Prima che iniziasse lo spettacolo Drake, che conosceva
i suoi polli, li radunò e tenne loro il seguente discorso: «Non
facciamoci riconoscere. Stasera non voglio sentire bestemmie, parolacce,
frasi scurrili. Chi disubbidisce verrà impiccato». Si recano
quindi a teatro. Proprio all'inizio del primo atto entra in scena una
comparsa, un domestico, con una candela accesa in mano che, come da
copione, mormora fra sé e sé: «Dove metto questa
candela? Dove la metto?» Al che Drake si alza di scatto e, voltandosi
verso i suoi uomini che erano sistemati in loggione, grida: «II
primo che osa suggerire si consideri impiccato».
Nessuno sarà, spero, così ingenuo da credere che dopo
l'invenzione della luce elettrica le candele abbiano la funzione di
illuminare alcunché. Rendono lo stesso servizio delle carote:
«Una volta, in quella posizione, le fece uno scherzetto sudicio.
L'aveva lavorata in modo che lei aveva perso la testa. In ogni modo,
dopo che le ebbe quasi lustrato il culo battendola da dietro, lo tirò
fuori un attimo, come per rinfrescarselo, e poi lentamente, gentilmente
le ficcò nel sedere una carota lunga e grossa. "Ecco, signorina
Abercombie" disse, "questo è una specie di doppelganger
del mio uccello normale". E ciò detto si sgancia e si tira
su i pantaloni.
La cugina Abercombie ne fu tanto sbalordita che lasciò andare
una scorreggia tremenda e la carota cadde» (Henry Miller, Tropico
del Capricorno). Più divertente è se la carota conserva,
dalla parte grossa, quella della radice, che resta fuori, un po' di
verza a mo' di coda. Si può mandare lei stessa a comprarla e
a scegliere di che morte deve morire.
Stessa funzione hanno le banane, gli zucchini, i cetrioli, il manico
della sua spazzola per capelli, lo spazzolino da denti, le matite. Lo
scopo è sempre lo stesso: ridicolizzare, sconciare, sciupare
l'intollerabile bellezza di lei.
Cazzo (Il)
In questo libro non se ne parla, se non di sfuggita. L'erotismo è
un fatto maschile, quello femminile è di risulta, derivato. Peraltro
il cazzo, sporgente, esposto, visibile, esibito, è banale e molto
poco interessante. Intriganti sono le cose nascoste, occulte, segrete,
che devono essere cercate, scovate e penate alla luce. Sono gli scrigni
da forzare. Ma, soprattutto, l'uomo è attratto dallhorror
vacui, dagli orifìzi, dai buchi, dalle aperture, dalle fenditure,
dai crateri, dagli abissi, dalle caverne umide e oscure, dai cunicoli
tenebrosi e senza fondo in cui ci si avventura, col coraggio un po'
incosciente degli speleologi, senza sapere dove portino. Il fascino
non è di chi esplora ma di ciò che viene esplorato. E
il cazzo è un esploratore ingenuo e sprovveduto, sempre ingannato
sull'autentico fine della sua perlustrazione. Una povera vittima, non
del tutto innocente, ipnotizzata dal vuoto, attratta da profondità
in cui inevitabilmente si perde e si annulla. È vero che c'è
stato qualcuno, come l'antropologa Ida Magli, che ha attribuito al cazzo
un'importanza fondante nella storia umana. Costei sostiene infatti che
dobbiamo proprio al cazzo se l'uomo è diventato un animale culturale.
Proiettandosi in avanti, aggettando, distanziandosi dal corpo, il cazzo
avrebbe spinto l'uomo fuori da sé, allontanandolo quindi dal
mondo della natura e inducendolo a modificarla. Dal cazzo quindi, secondo
la Magli, dipende l'esaltante avventura della ricerca e dello spirito
umano. Padre Dante, allorché poetava «Fatti non foste per
viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza», probabilmente
non sapeva da quale materia, apparentemente così vile, provenisse
l'ansia metafisica dell'uomo. Non era a conoscenza delle ultime scoperte
dell'antropologia. Sennonché alla Magli, nei cui scritti il fallo
assume sempre una dimensione onirica e quanto mai elettrizzante, non
passa neanche per la testa che anche l'asino ha un cazzo che aggetta
in fuori, la cui erezione è ben più imponente di quella
dell'uomo, un vero arco fra la Terra e il Cielo, ma non per questo è
diventato qualcosa di diverso da quello che è; un asino. Come
Ida Magli.
Chiesa (cattolica)
Non sarà mai ringraziata abbastanza, perché ci ha dato
il più delizioso di tutti i sensi: il senso di colpa. È
arcinoto che non c'è nulla che ecciti quanto il proibito. E in
campo sessuale la Chiesa, per altri versi così indulgente, è
stata davvero "Magister vitae" vietando quasi tutto e affinando
il più potente e sottile degli afrodisiaci («Considerandolo
come un peccato il cristianesimo ha fatto molto per l'amore» ha
scritto Anatole France). «Non lo fo per piacer mio, ma per far
piacere a Dio» così si immolavano le giovani spose quando
Santa Madre imperava. Oggi la Chiesa ha perso quasi tutta la sua presa
in campo sessuale, ma il senso di colpa e del peccato è rimasto
come un richiamo di sottofondo, non facilmente sradicabile. Chiunque
abbia avuto una ragazza che è stata dalle Orsoline, dalle Marcelline
o in altri istituti di suore sa i piaceri che se ne possono ricavare.
Lei si vergogna e si eccita della propria vergogna. Una miscela esplosiva.
Il permissivismo sessuale è una sciagurata creatura tardo-modema.
L'amore solare, libero, hippyesco, alla Zabriskie Point, soprattutto
se consumato in gruppo e all'aperto, come se si trattasse di un picnic,
è, diciamo la verità, di una noia mortale. Scopare ha
perso ogni attrattiva, se mai l'ha avuta, da quando da proibito è
diventato obbligatorio.
Cioccolato
Cospargerla di cioccolato, di panna o immergerla in una vasca di champagne
e poi leccarla è il massimo cui arriva la fantasia dei ricchi
scemi. Si sentono molto arditi. Invece si tratta di cosa priva di alcun
significato. Confondono l'eros con lo spreco e la loro golosità
di bambini deficienti. Non sono viziosi, solo viziati.
Città
La città è erotica, la campagna è sessuale. In
città sono i ritmi accelerati, febbrili, ossessivi, nevrotici,
la prevalenza dei lavori intellettuali su quelli manuali, la mancanza
della fatica fisica, gli ambienti ristretti, la contiguità di
molti individui, l'importanza che vi assumono i vestiti, l'abbondanza
e la fantasia degli oggetti, il contesto tecnologico, il cemento, a
predisporre a un sesso di tipo mentale. In campagna, in luoghi in stretto
contatto con la terra, si è invece indotti a un sesso meno sofisticato,
più semplice, più diretto, più naturale. È
in campagna, all'aperto, e non certo nei falansteri cittadini, che ci
si può sentire in sintonia con il Tutto cosmico e i suoi eterni
cicli di cui anche la congiunzione carnale fa parte e in cui le elucubrazioni
mentali, erotiche, perdono senso, suonano anzi inopportune e ridicole.
L'erotismo vuole luoghi chiusi o addirittura reclusi (De Sade stava
in prigione). Tour se tient. L'erotismo nasce con la borghesia (vedi
voce) o comunque ne viene grandemente potenziato. Il borghese è
cittadino e il termine citoyen cominciò a essere usato con la
Rivoluzione francese.
Clistere
È uno dei rarissimi atti che sembra permettere al sadico di raggiungere
il suo obiettivo impossibile, la quadratura del circolo: ridurre la
donna a mero oggetto capace però di avvertire la propria degradazione
da soggetto (vedi Sadomasochismo). Il simbolismo è trasparente
quanto brutale: non sei nessuno, non sei nulla, sei solo un sacco di
merda tanto che ti devo svuotare. Lei non è più una donna
e nemmeno una femmina ma una latrina. Molte donne ci stanno. Perché
son curiose. Perché son morbose. Perché hanno una certa
attrazione per i propri escrementi. Perché le riporta all'infanzia.
Perché nel piacere di lui trovano il proprio. Perché farsi
profanare le eccita quanto l'uomo a profanarle. Ad alcune piace tenerselo
dentro mentre fanno l'amore («Mi sento colmata in ogni buco»).
Ma non è detto che le si debba accontentare. Le si può
tenere per un po' sulla corda, liberandole solo all'ultimo momento,
seguendole poi nella corsa verso il bagno e assistendo dalla porta,
prudentemente, al compiersi dell'evento. I più malvagi la fanno
rivestire di tutto punto, la impegnano in una discussione di alto spessore
intellettuale, la osservano mentre perde ogni sicurezza, contorcendosi
sulla sedia, fino all'irreparabile. Un'adepta entusiasta era Paolina
Bonaparte, la sorella di Napoleone, quella che fu ritratta nuda dal
Canova, donna di un esibizionismo patologico. Si faceva fare quotidianamente
dei clisteri al latte dalle sue cameriere, mascherando dietro problemi
di salute che non aveva pulsioni più torbide. Raccontano le cronache
che le piaceva stare bocconi col superbo posteriore denudato - aveva
un culo bellissimo - davanti alle sue giovani serventi che la sottoponevano
alle più indiscrete ispezioni finché una le alzava la
camicia fìn sopra la testa e le apriva le natiche mentre l'altra,
lentamente, con calma, quasi officiasse un rito sacrificale, «le
infilava la giuliva siringa nel tenebroso orifìzio».
Cresta (Gli uomini preferiscono le stronze)
Una sera di anni fa mi trovavo a casa di una cara amica, molto carina,
molto civetta e tutt'altro che stupida. Dopo una festa eravamo rimasti
in una dozzina, uomini e donne, fra cui un tipo biondo, belloccio, sulla
quarantina, nuovo per la nostra compagnia. L'ora, il vino, il gruppo
ristretto favorivano una conversazione abbastanza frizzante in cui il
belloccio, che se ne stava molto sulle sue, con una certa aria da schiaffi,
non entrò se non un paio di volte per dire delle assolute ovvietà.
Alla fine la nostra ospite ci congedò, il belloccio rimase. Il
giorno dopo chiesi alla mia amica: «Scusa, ma perché hai
scelto di andare a letto proprio con quello li?» «Perché
è stronzo» rispose lei, molto francamente. Le donne amano
gli stronzi (le "simpatiche canaglie" ma, in definitiva, anche
quelle antipatiche). Lo stesso vale - e probabilmente a maggior ragione
per l'uomo. Tanto più lei è arrogante, scostante,
con la puzzetta sotto il naso tanto più - se, naturalmente, è
anche bella, ma in genere le cose vanno di pari passo - eccita l'uomo.
Il motivo è molto semplice. Il desiderio di farle calare le arie,
di farle abbassare la cresta è molto più forte che con
una ragazza carina, simpatica, disponibile, affettuosa. Non è
giusto e nemmeno molto intelligente. Ma Eros segue delle piste tutte
sue. Gli uomini preferiscono le stronze. Ma. se non sono proprio idioti
o del tutto masochisti, cercano di sposare le altre.
Culo (Il)
Gli uomini, com'è noto, si dividono in due categorie: quelli
che preferiscono il seno (bosomen) e quelli che preferiscono il culo
(bottomen). I primi appartengono, in genere, a culture rozze, poco smaliziate,
infantilmente pragmatiste, primitive, matriarcali, fortemente legate
all'immagine della donna-madre e comunque troppo giovani per avere avuto
il tempo di sviluppare adeguate attitudini speculative. Bosomen sono,
per esempio, gli americani. L'Europa, culla della civiltà, è
invece bottomen. Venere Callipigia nacque in Grecia, nella prima metà
del n secolo avanti Cristo, insieme alla grande filosofìa e alle
matematiche. E "pour cause". Perché il culo è
innanzitutto una categoria metafisica. Possiede la perfezione geometrica
delle figure astratte. E infatti, come forma, si apparenta alla sfera
che è la figura geometrica perfetta. Ma la supera perché
ha una simmetricità che manca alla sfera. Come la sfera, è
un corpo finito e infinito allo stesso tempo e, poiché è
curvo, il culo è vicinissimo all'essenza stessa della verità
(«Ogni verità è curva» dice Nietzsche). C'è,
racchiuso nel culo, l'enigma del rapporto finito/infinito, spazio/tempo,
che è l'enigma dell'universo. Non a caso Salvador Dalì
a qualcuno che gli chiedeva come immaginasse l'universo rispose: «Un
continuum a quattro natiche». Come questo inquietante apotema,
così carico di significati simbolici, sia finito in fondo alla
schiena dell'uomo e, peggio ancora, della donna, è un mistero.
Ma qui ritorna la grande ambiguità del culo, la sua finita infinitezza.
Disumano per l'esattezza e la perfezione delle sue proporzioni, il culo
è anche molto umano. Mentre la perfezione è, per ciò
stesso, inespressiva, il culo è la parte più eloquente
del corpo. Quando Moravia ne La vita inferiore ha scritto che «il
sedere manca di espressione» non sapeva quello che si diceva.
Il culo segnala non solo il carattere, ma spesso anche l'appartenenza
di classe di una persona. C'è il culo diffidente e avaro (che
è a mele strette come hanno, in genere, i toscani), il culo fiducioso
e pieno di speranza (tondo, grasso e a natiche leggermente dischiuse),
il culo aggressivo (sodo e massiccio come una catena montuosa), il culo
volitivo (piccolo e muscoloso), il culo colloquiale (elastico e malleabile),
il culo nobile (alto, lungo e appena rilevato), il culo popolare (basso
e largo), il culo burocratico (grasso e informe), il culo proletario
(largo ma alto), il culo militare (stretto e muscoloso), il culo meschino
e timoroso (che è quello magro senza essere ossuto), il culo
indifferente (piccolo e raccolto), il culo ridanciano (largo e piatto),
il culo impertinente (tondo, a scalino e sussultorio). Infine c'è
il culo remissivo, che è quello che ha due tenere pieghe fra
la natica e l'attaccatura della gamba ed è tondo senza essere
eccessivo. Questo è il vero culo. Il culo dei culi. Perché
possiede, al massimo grado, le due caratteristiche che, pur variamente
mascherate, sono proprie di ogni culo: l'essere indifeso e ridicolo
(«L'ilare impotenza del deretano» la chiama Sartre che se
ne intende). Il culo infatti è impotente. Perché, come
Polifemo, è cieco nonostante possegga un occhio. E in condizione
di palese inferiorità: non può guardare ma solo essere
guardato. È inoffensivo perché non ha spigoli. Poco o
punto muscoloso non si può difendere e chiunque può oltraggiarlo.
E nudo ed esposto poiché non ha peli. Ed infine è ridicolo
come tutti gli esseri grandi e grossi ma imbelli. Per questo connubio
di impotenza e di ridicolo, il culo è la parte preferita dal
sadico. Nessuno le busca come il culo. C'è da dire che, quasi
sempre, il culo fa di tutto per meritarsele. Provoca. A volte infatti
si presenta con un'aria di falsa innocenza, altre con impertinenza,
altre ancora con arroganza. In altri casi si isola, fa finta di niente,
come se ignorasse di essere un culo. Atteggiamenti, tutti, che attirano
una adeguata punizione. Che del resto il culo, dopo una prima resistenza
di pura parata e, diciamo così, di bandiera, accetta volentieri,
arcuandosi, protendendosi, aprendosi, offrendosi. Perché il culo
è profondamente, intimamente masochista. Ma c'è un altro
elemento, nel culo, che attira il sadico: la perfezione. È la
perfezione ad accendere il desiderio della profanazione. Solo ciò
che è perfetto merita di essere sconciato, sciupato, oltraggiato,
vilipeso e quindi, alla fine, reso imperfetto. E anche questa è
una dimostrazione dell'enorme superiorità del culo sul seno.
Il seno si accarezza, si vezzeggia, si mordicchia affettuosamente. Per
consolarlo della sua pochezza, di essere solo un seno. Nella perfezione
del culo cè un orgoglio luciferino che va abbattuto e degradato.
Cunnilingus
Che uno si inginocchi fra le gambe di una donna e, come un cane, la
lecchi, è cosa indegna di un uomo. Checché se ne pensi
le donne non ne vanno poi così pazze, proprio perché inverte
i ruoli e diminuisce il maschio: il piacere fisico non è compensato
dalla perdita di quello psicologico. Alle donne piace leccarsela fra
loro, non avere un maschio in adorazione della vagina. Preferiscono
di gran lunga il disprezzo verso i loro genitali, le eccita molto di
più. Almeno quelle belle. Infatti le donne belle, come i ricchi,
sono masochiste. Se lo possono permettere. Le brutte no. Sono già
troppo umiliate. Per loro effettivamente il cunnilingus può essere
un atto compensativo, un omaggio gradito, un illudersi che ciò
che hanno fra le gambe abbia un valore in sé, a prescindere dal
contorno. Ma per leccare la fica a una brutta ci vuole davvero dello
stomaco oppure bisogna essere della pasta di Don Giovanni che chiudeva
gli occhi per rendere illimitata la propria concupiscenza. Nonostante
tutto però la sottospecie dei "leccatori di fica" è
piuttosto numerosa, soprattutto in regioni come l'Emilia-Romagna, forse
per un compensativo, e malinteso, senso di reciprocità. Questo
"vizio da cani" è accettabile negli anziani, che hanno
inevitabili problemi di erezione. Una volta chiesi a un mio amico ultrasettantenne,
che ha da anni una relazione amorosa, come se la cavasse. Mi rispose,
molto spiritosamente: «Be', adesso lavoro molto più di
lingua». Diversa è la questione deìl'analingus,
che non è un atto di omaggio verso la donna ma di spregio. E
un ricordarle che, nonostante tutte le sue arie grandiose, anche lei,
come tutti, va al cesso.
Dio
Non c'è dubbio che molti uomini, anche lontanissimi dalla
religione, sentano l'atto sessuale o quantomeno il momento dell'orgasmo
come qualcosa di cosmico se non addirittura di rituale, di mistico,
di sacrale. Gli uomini quando eiaculano balbettano n'importe quoi, alcuni
però invocano Dio e anche mormorano o gridano «Vengo in
Dio!» o qualcosa di simile. (Per una setta ebraica, i sabbatiani,
la donna «è una porta di Dio, attraverso la quale si entra
in Dio». Il profeta Ibn'Arabi parla, a proposito dell'eiaculazione,
di «estinzione dell'uomo nella donna» e di Dio come di «Colui
nel quale in realtà si è estinto».) Non è
solo un'eco delle antiche tradizioni religiose (ma non di quella cristiano-cattolica,
che è la più sessuofobia: San Paolo, che fonda la Chiesa
cristiana, dice: «Sarebbe bene per l'uomo non toccare donna»,
dalla Prima lettera ai Corinzi, VII, I-2, 9) che vedevano nel sesso
un aspetto e uno strumento della partecipazione al sacrum. Sono i corpi
nudi, la situazione primordiale, la fusione, sia pur per un momento,
con un altro essere, l'aleggiare, comunque, della fecondità femminile
e lo sfiorare quindi il mistero della vita, che danno all'uomo questa
sensazione. La donna sembra più distante da tale percezione sacrale
dell'amplesso, che vive in modo molto più carnale. Essere istintuale
e naturale non ha, a differenza dell'uomo, l'impressione di rientrare,
con l'amplesso, nelle eterne leggi del Cosmo. Lei c'è già.
L'erotismo, che razionalizza il sesso, che lo concettualizza, che ne
fa un fatto cerebrale, che si esalta nella repressione e nel divieto,
che ha bisogno dei vestiti e degli oggetti, cioè della tecnica
e di cose di fabbricazione umana, è invece estraneo a ogni sacralità.
Si potrebbe dire che è empio per natura.
Discorsi
In genere si crede che i maschi facciano fra loro discorsi molto sporcaccioni.
Certamente dicono oscenità e si vantano di avventure mai avvenute
(il maschio che scopa è silenzioso). Ma fra gli uomini resta
sempre una certa pudicizia virile che impedisce confidenze troppo personali
sulla propria vita sentimentale e sessuale. Le donne sanno essere molto
meno amiche (anzi non lo sono quasi mai, l'amicizia è un fatto
maschile, implica una lealtà estranea alla femmina), ma sono
capaci di instaurare fra loro una intimità sconvolgente. Le donne,
soprattutto quando si trovano nei locali pubblici, in discoteca, al
ristorante, vanno al cesso insieme: una si alza la sottana, si tira
giù le mutande, si siede sulla tazza, piscia e intanto chiacchiera
amabilmente con la compagna, magari conosciuta solo quella sera. Allo
stesso modo si fan parte senza pudore delle loro storie sentimentali
e si raccontano le proprie esperienze sessuali fìn nei dettagli
più intimi e scabrosi. Sono lettrici attentissime della cronaca
rosa ma anche, sia pur senza farsi troppo notare, di quella nera a sfondo
sessuale. Peraltro la cronaca in generale interessa moltissimo la donna.
Perché ha il gusto del particolare ed è curiosa come una
scimmia. Non si tratta di una curiosità metafisica, rivolta alle
grandi domande sull'essere di cui non le potrebbe fregar di meno, ma
di una curiosità più terranea e concreta. Il pettegolezzo
è il suo habitat naturale. È perciò possibile raccontare
anche a una signora irreprensibile, senza che lei perda nulla della
sua irreprensibilità, le storie più boccaccesche e sporcaccione,
soprattutto se riguardano amiche e conoscenti, e poco importa se inventate
di sana pianta, spingendosi nei particolari più indecenti. Lei
non batterà ciglio, interrompendo solo di quando in quando con
dei deliziosi e finto scandalizzati «Ma davvero?», «Addirittura!»,
«Nooo?!», «Non è possibile» o con un
incoraggiante «Vai avanti» che travolge anche le ultime
barriere. Particolarmente stuzzicante è raccontarle una storia
tremenda dando alla protagonista, oggetto di ogni sconvenienza, i suoi
tratti fìsici e sociali e possibilmente anche lo stesso vestito
che ha indosso in quel momento. La signora trangugerà tutto,
continuando a fìngere il nulla (ma se durante il racconto accavalla
le gambe vuol dire che sotto si sta bagnando). Se è una grande
divoratrice di storie cochon è invece difficile che la donna
prenda l'iniziativa di raccontarle a un uomo. Né il fatto che
si presti all'ascolto significa che abbia intenzione di saltare il fosso
col narratore. Semplicemente le piacciono le porcherie e le schifezze,
anche a titolo gratuito. Le donne amano schiacciare i punti neri, propri
e altrui, e guardare ciò che ne esce. Ed è detto tutto.
Divisa
Perché la hostess, l'infermiera, la vigilessa, la poliziotta,
l'avvocata, la magistrata, insomma ogni donna che porta una divisa,
è più eccitante? Perché consente una doppia effrazione.
Seducendola la si destituisce dal suo status di donna ma anche dal ruolo
sociale visivamente e immediatamente testimoniato dalla divisa. Lei
è lì con una precisa funzione, dei doveri, delle regole,
dei tempi da rispettare e tu la distogli. Scomponendole gli abiti della
divisa ne cambi il senso, la direzione, la destinazione. Le dimostri
che, nonostante tutto l'apparato, non è che una femmina pronta
ad alzare la coda. Con la magistrata si raggiunge quasi il sublime.
Rende giustizia, da lei dipende il destino e spesso la libertà
degli uomini, e tu, alzandole la toga fin sopra le orecchie, profani
nel modo più irriverente e brutale la sacralità del suo
ruolo e le fai toccare con mano, se così si può dire,
che non è altro che una finzione.
Doma
«Congiungersi con una donna è come guidare un cavallo al
galoppo con redini marce». Detto cinese, taoista.