www.maschilisti.com
www.maschilisti.com
Home
Definizione
Documentario
La donna ideale
Uno sguardo a casa nostra
Diploma di comportamento di base per donne moderne
Leggi fondamentali del puttanesimo
Analisi della troia
Quando tentano di tirarsela
Donne: teorie e leggi matematiche
La logica femminile
L'istinto della femmina
La birra contiene ormoni femminili
Consigli comportamentali per le donne nella vita di coppia
Le 20 regole d'oro
Strumenti per la gestione di più fighe
Incentivi alla rottamazione delle mogli
Er Meio e Er Peggio
Tipi di donne
DONNA : Una Analisi Chimica
Il Programma Moglie 1.0
Le 10 cose della donna importanti per un uomo
Le 10 cose che farebbero le donne se si svegliassero e avessero un pene per una giornata
Domande e risposte
Le 5 domande più difficili...
Le cose da non dire mentre si fa sesso
Femmina vera o di silicone?
8 marzo - Festa della donna
Perché è bello essere maschi
Un mondo perfetto
Perché i cani sono meglio delle donne
Di(zio)nario Erotico
Chi le capisce le donne?
That's Amore!
Guida al sesso orale
Una chattata spettacolare
Insegnamenti di vita

 

DI(ZION)ARIO EROTICO
di Massimo Fini

A-B | C-D | E-F | G-L | M-N | O-R | S-Z

Omosessuale

E l'essere erotico per eccellenza. Il suo atto è trasgressivo per definizione, tanto che viene chiamato contronatura. Lo sconvolgimento dell'ordine non potrebbe essere più clamoroso. Mentre nell'uomo e nella donna l'erotismo vuole un certo sforzo mentale, perché è una costruzione culturale, nell'omosessuale è introiettato nell'atto stesso. Non è certamente un caso che, com'è noto, i gay abbiano un'attività sessuale intensissima e che, a differenza degli etero, l'oggetto del desiderio sia abbastanza indifferenziato. L'omosessuale può accoppiarsi praticamente con chiunque, purché sia del suo stesso sesso. Per lui i dettagli (vedi Orgia) contano molto meno perché l'effrazione, la profanazione, la bestemmia è "in re ipsa". Nella New York pre-Aids esisteva un famoso locale gay che aveva organizzato una "sala giochi" molto particolare e significativa. Sulla parete in legno di una room erano stati praticati, ad altezza opportuna, alcuni fori a misura di deretano in cui chi stava nella stanza attigua infilava il suo. Il visitatore della room dopo aver esaminato i culi nudi esposti ne infilzava uno a piacere, senza vedere il viso del suo proprietario né esserne visto. Il problema dell'omosessuale è che cerca un uomo e invece quasi sempre trova una "checca" come lui e deve fare di necessità virtù. Nel rapporto omosessuale – a meno che non si tratti di una coppia consolidata – i partner possono assumere indifferentemente la parte del "pistillo" o della "corolla". Tuttavia esiste un tipo di omosessuale che, per aspetto fisico, atteggiamenti, mentalità, è un uomo a tutti gli effetti. Un uomo a cui piacciono gli altri uomini, per lo più giovanissimi. Costui è ambitissimo e ricercatissimo, ma si tratta di una specie rara quanto prelibata. Un surplus di appeal veniva all'omosessualità dall'interdetto sociale, quando era "il vizio che non osa dire il suo nome" e viveva nell'ebbrezza della clandestinità e delle catacombe, col brivido d'esser scoperto. Alla trasgressione dell'ordine naturale si aggiungeva quella dell'ordine sociale. Con la liberazione omosessuale, il movimento Gay, il Fuori, questa pacchia è finita. Oggi l'omosessualità è prevalentemente di sinistra, privilegiando il proprio aspetto eversivo e nella misura in cui a sinistra e nell'omosessualità c'è ancora qualcosa di eversivo. Ma ai tempi felici in cui il Fuori e l'Arcigay non esistevano ancora e la liberazione omosex era di là da venire, era di destra. Perché privilegiava l'ammirazione per l'uomo forte, l'ordine, le divise, tutti elementi intesi come espressione di virilità (l'omosessuale non è attratto da un altro omosessuale, gli piace l'uomo, il macho, è maschilista per natura). Inoltre se oggi l'omosessualità si è proletarizzata, un tempo le cose andavano diversamente. Nel senso che era il "vizio proibito", ma tacitamente tollerato purché non desse troppo scandalo, delle classi alte, mentre incontrava l'interdetto assoluto di quelle più povere dove era oggetto di scherno feroce e di una repressione altrettanto feroce. E notorio, a questo proposito, il puritanesimo del Partito comunista, quel puritanesimo che fece tanto soffrire il giovane Pasolini. Nell'Unione Sovietica gli omosessuali (chiamati "gli uomini azzurri") erano passibili di galera. L'omosessualità era un vizio borghese. E nell'internazionale degli invertiti, nel jet set omosessuale, i "ragazzi così" - in tal modo si chiamavano fra di loro negli anni Cinquanta e Sessanta - erano di destra per vocazione e portafoglio. Per loro i giovani proletari erano solo carne da macello, serbatoio inesauribile di "marchette" che si potevano avere a basso costo, sulle orme dei ricchi viaggiatori inglesi e francesi dell'Ottocento e della prima metà del Novecento che scendevano a fare il classico "tour d'Italie" col pretesto di visitare le città d'arte e con lo scopo di raccattare, soprattutto a Napoli e a Palermo, in civiltà di grandi tradizioni ma impoverite, mignons di bell'aspetto e a buon mercato. Mentre l'erotismo maschile, pur essendo, al fondo, un gioco di annientamento, di autoannientamento e di morte, può essere funzionale, almeno in via teorica, alla fecondazione, quello omosessuale è sterile per definizione. C'è quindi nell'omosessuale, maschio mancato, femmina incompleta, un istinto di morte ancor più marcato che nei suoi colleghi etero. Del resto nell'eros omosex la merda è, per ovvi motivi, un cult con cui gli adepti trafficano spesso e volentieri, tanto nel concreto che nell'immaginario. E la merda è, quantomeno simbolicamente, lo zero, il nulla («Sei una merda»), è ciò che è stato scartato dal corpo vivo dell'uomo, è materia inerte e inorganica. E morte.

Orgasmo

Sia stramaledetto per l'eternità e dannato agli Inferi chi ha messo in testa alle donne che avrebbero un diritto all'orgasmo. Da allora l'atto sessuale, già così inquietante per il maschio, è diventato un torneo. Se lei non ha almeno diciotto orgasmi, clitoridei, vaginali e persino anali, si sente defraudata. Ora, l'orgasmo femminile è la cosa più misteriosa e indecifrabile dell'universo. È come l'Araba Fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa. In ogni caso, a differenza di quello maschile, così evidente e banale, non può essere provato. Lui quindi resta sempre nel dubbio («Sei venuta?»), lei insoddisfatta perché, ammesso che esista, si tratta in ogni caso di una difficile, complicata e rara composizione alchemica. Nemmeno le donne sanno mai fino in fondo se hanno avuto questo benedetto orgasmo. Spesso si illudono di averlo avuto o si autoconvincono o fingono. Aver affidato a quest'elemento impalpabile il destino della coppia è un errore madornale. Tipico della modernità che ha il brutto vizio di affermare dei diritti impossibili. Come quello alla felicità o all'uguaglianza. Ma proclamare stolidamente l'esistenza di simili diritti significa, per lo stesso fatto di considerarli tali, condannare i presunti titolari all'insoddisfazione, alla frustazione, al fallimento. Più saggi erano gli antichi che sapevano che la vita è innanzitutto privazione e dolore e che quindi tutto ciò che viene in più non è noia, come afferma Schopenhauer già corrotto dall'Illuminismo e dal benessere del rentier, ma grasso che cola.

Orgia

Per molti è un mito, una meta, un sogno proibito. Ha il posto d'onore nei film porno di quart'ordine che si concludono immancabilmente con una grande ammucchiata. In realtà è quanto di più lontano dall'erotismo si possa dare. Come un sole troppo violento uccide i colori e un'abbuffata i sapori, il carnaio dei corpi variamente intrecciati annulla le sfumature e i dettagli che sono invece essenziali al gioco erotico. L'eros ha bisogno di concentrazione e si potrebbe anche dire che si sostanzia nella fissazione, a volte ossessiva, di alcuni particolari. L'orgia invece, nella migliore delle ipotesi, quando non è una triste gozzoviglia di impiegati del catasto convertiti a quella pericolosa fesseria che è la "coppia aperta", è dispersiva, caotica, panica, sfrenata. In quanto tale può piacere alle donne (nell'immaginario di molte c'è la fantasia di essere possedute da più uomini contemporaneamente, mentre il viceversa è molto più raro, anche per un fattore banalmente fisiologico oltre che psicologico: la femmina ha tre orifizi, il maschio un cazzo solo). Può piacere quindi alla donna, ma non all'uomo. L'uomo, proprio perché più coinvolto nell'erotismo, ha bisogno, nel rapporto, di filarsi una sua storia, di farsi il suo film, di seguire rituali piuttosto rigidi e ripetitivi che lo portino all'erezione, mentre la donna si abbandona con molta più naturalezza alla propria sessualità. L'orgia non solo elimina il dettaglio ma anche l'individualità. Nell'ammucchiata tutti i corpi si equivalgono e perdono valore. La fica è, più o meno, uguale in tutte le donne. L'uomo - a meno che non sia della categoria del "purché respirino" - non cerca la fica, spesso anzi gli organi sessuali femminili, se proposti a freddo, lo disgustano. L'uomo vuole una fica collegata a un certo viso, alla delicatezza di un lineamento, alla grazia di un gesto, a un timbro di voce e, insomma, alla personalità di una particolare donna. Ciò che sconvolge l'uomo, che lo eccita fino al parossismo, è andare a scoprire ciò che razionalmente, com'è ovvio, sa, ma che emotivamente rifiuta di credere: che anche quella donna, che per qualche motivo lo ha attratto, fra le gambe ha la fica. Che cioè è un animale. Scrive Cesare Pavese in La luna e i falò'. «Pensavo alla faccia di Irene e di Silvia e mi dicevo che anche loro pisciavano». E in un altro passo aggiunge: «La cosa che non mi capacitava, a quei tempi, era che tutte le donne sono fatte in un modo, tutte cercano un uomo. È così che dev'essere, dicevo pensandoci; ma che a tutte, anche le più belle, anche le più signore, gli piacesse una cosa simile mi stupiva». Sì, per quanto possa sembrare strano, l'uomo si stupisce che anche le donne piscino, che anche quelle che lo affascinano abbiano la fica. L'inesausto gioco dell'uomo è di sbucciare la donna per svelare la femmina, per scoprire l'inaudito: che davvero, sotto, ha la fica. E poiché ce l'ha il gioco finisce sempre con una soddisfazione deludente: la soddisfazione è di averla ridimensionata a femmina, la delusione è che, se ce l'ha, è, in fondo, uguale a tutte le altre. Il motivo del piacere è lo stesso della delusione. È l'eterna “fourchette" in cui si dibatte il maschio. In ogni caso nell'orgia è eliminato uno degli elementi fondamentali del gioco: il disvelamento della sessualità, dell'animalità della donna, di tutte le donne che vi partecipano, perché nell'ammucchiata, nel tumulto e nella confusione dei corpi, nella stessa ideologia sottesa a questa pratica, tale disvelamento è scontato, previsto, è un già dato. Cosa diversa dall'orgia e dall'amore di gruppo è quando in una riunione di più persone un solo soggetto è preso di mira e ricondotto alla sua sessualità (il caso classico è quello dello strip-tease, vedi Nudo, ma naturalmente il gioco può essere anche molto più pesante). Qui la personalità, i dettagli e la stessa animalità di lei tornano ad avere un valore, vengono anzi enfatizzati dal fatto che sono esposti all'osservazione concentrica di più sguardi, alla curiosità divorante di molti invece che di uno solo.

Oriente

Molti occidentali avendo sentito parlare vagamente e porcinamente del Kamasutra, affascinati dal mito della geisha e dalla possibilità di inchiappettarsi liberamente ragazzine e ragazzini, vanno in Oriente. È l'aria dei tempi, nell'Ottocento era il pensiero filosofico europeo che si volgeva a Oriente (si pensi a Schopenhauer e a Nietzsche) per trarne alimento, oggi ci si va per solleticare i nostri sensi stanchi. Ma il sesso orientale è quanto di più lontano si possa dare dall'erotismo. Il pensiero orientale mira infatti, anche nel sesso, all'"uccisione del mentale". È fatto quindi di atti fisici, di maneggi, di carezze, di massaggi, di soffi in bocca, di straordinari contorcimenti di lei che, per chi segue gli insegnamenti yoga, tantrici o taoisti e aspira ad elevarsi proprio attraverso il sesso (vedi anche Yoga), sono una propedeutica spirituale. Non è un caso che all'orientale (parlo naturalmente di quello che non si è ancora occidentalizzato) sia estraneo il feticismo dei vestiti che ha tanta parte invece nel nostro erotismo. All'orientale piace, al contrario, la nudità integrale della donna cui conferisce anche un significato simbolico. Come simbolici sono molti dei preliminari sessuali. Più in generale questo del simbolismo è il motivo per cui noi facciamo tanta fatica a capire il teatro giapponese e cinese o la loro favolistica che ci appallano mostruosamente. Come ci appalla il loro modo di far sesso, troppo sottile per l'europeo in generale e per l'imprenditore forzista in particolare che non capisce assolutamente nulla di ciò che sta facendo se non che ha buttato via, com'è giusto, un bel po' di milioni.

P

Passione (amour-passion)

È sadomasochismo sublimato nel sentimento o, piuttosto, nell'illusione, dell'amore. I due amanti sono violentemente attratti e dominati dal desiderio di assimilarsi, di annullarsi, di distruggersi, di divorarsi l'un l'altro ("Ti vorrei mangiare"). Quest'amore cannibalico non ha lunga durata. Finisce quando uno dei due, quasi sempre la donna, sopraffa l'altro che, a quel punto, cessa di essere un oggetto di desiderio: è stato fagocitato, digerito e viene sputato fuori. Oppure questo tipo di rapporto si esaurisce, quasi di colpo, per sfinimento, per consunzione, perché gli amanti hanno bruciato tutte le energie, come un incendio che, dopo essere divampato con straordinaria virulenza, improvvisamente, così com'era nato, si spegne. I protagonisti dell'amour-passion sono innamorati che non si vogliono bene. Dopo, resta solo l'odio. In realtà, com'è noto in psicoanalisi, elementi distruttivi e autodistruttivi sono presenti in ogni tipo di amore (e, si potrebbe dire, in ogni relazione umana, vedi Sadomasochismo). Solo che nell'amour-passion, come nell'estasi mistica, raggiungono una gradazione più alta, sono portati all'estremo. Senza aspettare la psicoanalisi questo stretto legame fra Eros e Thanatos, fra Amore e Morte, è presente all'uomo fin dai tempi più remoti. In un'antichissima iscrizione latina trovata su una fontana è detto: "Morte e voluttà si mirarono congiunte e i loro due volti fecero un volto solo". In Apuleio, Fotide dice a Lucio: "Fammi morire tu che stai per morire" Ma per la verità, lei non muore affatto. È il fuco che muore dopo aver fecondato l'Ape Regina. Basterebbe osservare i volti dei due dopo, come si distende e si spiana quello di lei come diventa più luminoso e più bello, mentre sul viso di lui passano ombre di delusione e di insoddisfazione Dopo l'amplesso il maschio si girerebbe volentieri dall'altra parte, colto da un sentimento di estraneità verso quel corpo fino a poco prima tanto desiderato, conscio di essere diventato inutile.


Pazienza (orientale)

In certe pratiche del tantrismo buddhista, che tende a fare del sesso uno strumento di ascesi trascendente, la donna deve essere prima "adorata" e poi "posseduta". Nella fase di "adorazione" lui dorme, per un numero imprecisato di giorni, ai piedi del letto, senza toccarla. Poi si corica per quattro mesi con lei sulla destra, limitandosi a desiderarla. Per altri quattro mesi la terrà invece alla sua sinistra (pare che il particolare sia fondamentale) contentandosi, se filtra un po' di luce, di rimirarla. E quando la possiede? Mai, perché nel frattempo lei se ne è andata con un amante un po' meno tantrico.

Permissivismo

Tentativo tardo-borghese di recuperare, soprattutto a fini consumistici, la libertà sessuale perduta. Ma è una contraddizione in termini. Permissivismo - lo dice la parola stessa - significa che c'è qualcuno che permette. E non è libero un istinto che deve chiedere il permesso.

Perversioni

Sono quasi tutte deliziose, ma possono diventare pericolose. Perché, come del resto tutto l'erotismo di cui costituiscono un'estremizzazione, tendono ad avvitarsi su se stesse e a portare all'impotenza. E questo è un guaio per l'erotomane, il quale pratica il coito non perché ne tragga chissà quale godimento - stesse a lui ne farebbe volentieri a meno - ma perché gli serve come merce di scambio con la donna per poter fare i giochi prediletti. Le donne infatti, pur di arrivare al dunque, sono disposte a tutto, ad arrampicarsi sul lampadario, a ballare nude sul tavolo, a camminare a quattro zampe, a mostrare come fanno pipì e persino, poiché sono delle vere scostumate, a far vedere il fondo delle loro mutandine, ma alla fine le devi fottere. Perché, per quanto ciò possa sembrare incredibile e anche parecchio sconveniente, a loro piace scopare. È il loro vizio. La loro funzione. La loro ragione di essere al mondo. Che ci volete fare? Si deve portare pazienza. Prima o poi bisogna accontentarle. La perversione, che credo si possa chiamar tale quando un individuo riesce a raggiungere l'erezione solo seguendo certe modalità, tende invece per sua natura ad appagarsi di sé. Anche perché è un comportamento ossessivo, maniacale, che va fatalmente a cacciarsi in un vicolo cieco. Prendiamo il feticista della scarpa. All'inizio si accontenta di una scarpa qualsiasi, poi vuole un certo tipo di scarpa, poi una scarpa con delle particolari fibbiette, poi uno stivaletto, poi uno stivaletto con un determinato numero di lacci, poi nemmeno i lacci bastano più. Si va a finire come quel tale, citato da Krafft-Ebing, che riusciva a venire solo ficcandosi una penna nel culo e gridando: «Chicchirichì!»

Petitbidois

Nella savana un topo (ci sono anche là) si era perdutamente innamorato di un'elefantessa e le faceva una corte serrata. Lei lo trattava con indifferenza e sufficienza: «Cosa vuoi da me? Cosa potresti darmi tu così piccino e con un cazzino ancor più piccino?» Ma il topo non demordeva e continuava a tampinare l'elefantessa. Finché venne il giorno della rivincita. L'elefantessa era caduta in una rete di cacciatori e il topo che, guarda caso, passava di là le fece il brutale ricatto: «Io con i miei denti rosicchio la rete e ti libero, ma tu, dopo, fai l'amore con me». L'elefantessa accettò senza esitazione: «Tanto» disse, «tu a me non puoi fare nemmeno il solletico, non sei neppure l'antipasto di un antipasto». Si appartarono quindi sotto un alto albero di cocco. Il topo ci dava dentro come un forsennato, ma dall'elefantessa non si levava nemmeno un fremito. Sennonché dal cocco si staccò una noce che andò a schiantarsi proprio sulla testa dell'elefantessa che mandò un barrito. E il topo: «Godi, eh, brutta puttanona!» Crudele è la sorte di coloro che ce l'hanno piccolo, immortalati da Chevalier, in Peccatori di provincia, nel personaggio di Petitbidois. «Il peggiore ratè per un uomo è non contentare una donna. Il resto sono balle, tutte luride balle» scrive nei suoi Diari Cesare Pavese che viveva questo dramma anche se per una causa diversa (eiaculazione precoce). E forse meno frustrante la condizione dell'impotente tout court che alla fine se ne fa una ragione e rinuncia. Ma Petitbidois non desiste, insiste, andando incontro ad ogni sorta di umiliazioni. Anche perché in queste cose le donne possono essere spietate. Il fatto è che tutti i maschi pensano di avercelo piccolo o comunque più piccolo degli altri. Hemingway racconta come Francis Scott Fitzgerald ne fosse ossessionato. Così, una sera, a Parigi, andarono insieme nel cesso e Francis Scott si tirò giù le braghe: naturalmente ce l'aveva normalissimo. Ci vogliono anni di frequentazione con la Desinenza in A per capire che la lunghezza e la grossezza del pene, a meno che non scenda ai livelli di Petitbidois, hanno un'importanza relativa, che per la donna posseggono più che altro un valore onirico e che insomma, in linea di massima, si è più che sufficientemente attrezzati alla bisogna. Ma quando si raggiunge questa tranquillante consapevolezza è, quasi sempre, ormai inutile.

Petting

Vuol dire fare tutto, o quasi, tranne "quella cosa lì". Teoricamente il termine, così come la pratica, dovrebbe essere caduto in disuso visto che non esiste più il tabù della verginità, ma, a quanto pare, si è tramandato di generazione in generazione. Ai tempi miei era un affannarsi e un brancicare sopra e sotto la gonna, fra calze, reggicalze, sottovesti e mutandine o, per chi preferiva partire dall'alto, fra camicette, scollature, magliette e reggiseno. «Tutta roba senza risultato» per dirla con Jannacci. Ma terribilmente eccitante. Era fatta di avanzamenti lenti, di ritirate strategiche, di ridotte, di conquiste provvisorie, di vittorie contestate, di capisaldi difesi strenuamente, di capitolazioni improvvise. Dopo un paio d'ore di questi maneggi, al cinema, in macchina (per chi ce l'aveva), sui pianerottoli, nei sottoscala, nei portoni bui, ai giardini, in camporella, avevi un mal di palle tremendo e andavi a finirti sul cesso di casa.

Piacere (indebito)

E quello che chi ha scritto un libro pruriginoso si prende a pensare che la redattrice, ragazza fine e garbata, dovrà bere l'amaro calice fino all'ultima stilla e a immaginare i suoi rossori e i suoi turbamenti.


Piedi

Insieme agli organi genitali sono la parte più animalesca del corpo. A differenza delle mani, che, liberate dalla posizione eretta, hanno dato addirittura origine all'homo faber, e di altre parti del corpo (come la fronte, il naso, le labbra, i capelli), i piedi, non essendosi staccati dal terreno, non si sono affinati ed evoluti. Anzi in un certo senso sono regrediti perché le scimmie sono quadrumani. Se una donna che si lacca le unghie dei piedi ci appare di una lascivia scimmiesca, mentre questa sensazione è minore quando lo fa con quelle delle mani o si trucca il viso, è perché sta cercando di ingentilire e umanizzare un elemento particolarmente animalesco del proprio corpo (vedi Scarpe). Per lo stesso gioco dei contrasti l'orecchino sottolinea la bestialità dell'orecchio così come, in genere, un eccesso di orpelli (braccialetti, anelli, collane) fa l'effetto-scimmia (vedi Grazia). In quanto animaleschi, in contrapposizione col resto del corpo, più umano, i piedi nudi sono osceni. Lo sanno bene certi popoli, come i cinesi che in fatto di sottigliezze sono maestri, presso i quali l'esibizione del piede nudo è considerata indecente quasi quanto quella degli organi sessuali.

Pipì

Ci sono donne cui piace farsela fare addosso e persino in bocca, essere usate come latrine. La cosa eccita enormemente l'uomo ma proprio questo la rende pressoché impossibile. Perché se c'è l'erezione non ci può essere la minzione. All'uomo piace invece vederla far pipì. E poiché lei non ha questa incompatibilità fra minzione ed eccitazione (a meno che non sia molto avanzata) la cosa può avvenire, con godimento di entrambi, praticamente in ogni momento, contando anche sul fatto che nella femmina il bisogno di far pipì è molto frequente, come sa chiunque abbia affrontato un lungo viaggio in macchina con una o più donne a bordo e subito il tormento di doversi fermare quasi ad ogni Grill. I più sporcaccioni gliela fanno fare a quattro zampe, alzando la gamba. Come una cagna.

Playboy

La figura di Don Giovanni, che cercando nella donna l'assoluto trascendente, e ovviamente non trovandolo in nessuna, è costretto a consumare ogni volta un nuovo oggetto di desiderio rimanendone regolarmente deluso, trova un suo più modesto epigono nell'odierno Playboy. Il playboy è uno che ha idealizzato la propria madre (in genere una donna forte mentre il padre è, tisicamente o psicologicamente, assente), la cerca in ogni donna ma, come Don Giovanni, non trova mai chi corrisponda perfettamente al modello. La morte della madre libera il playboy e, a volte, anche l'omosessuale che è il versante pederasta della stessa idealizzazione. Ma quando questo avviene è quasi sempre troppo tardi (le madri, soprattutto quelle italiane, dovrebbero essere soffocate nella culla), così il playboy fa i capelli grigi e diventa la versione attiva e maschile della vecchia zitella.

Popò

II conte di Cavour ci si divertiva con le aristocratiche della corte piemontese. La nobildonna doveva salire su un'ampia lastra di cristallo tenuta a mezzo metro da terra da due robusti valet. Qui, dopo essersi sollevata le lunghe gonne e levata le mutande, si accovacciava mentre Camillo Benso, pare interamente nudo, si stendeva sotto in posizione strategica per seguire l'evento. Ma la prospettiva più interessante, checché ne pensasse Cavour, non era la sua ma quella dei valet che potevano osservare a loro agio il viso dell'altezzosa dama mentre perdeva ogni aplomb aristocratico. Le cronache non dicono a chi toccasse poi pulire il cristallo, se ai valet, com'è probabile, o alla stessa dama per imbarazzarla ancora di più. Raccontano invece che, a volte, il conte di Cavour si prendeva un superadditum di piacere. Faceva rivestire la signora impedendole di passare per il bagno e imponendole di non cambiarsi fino all'indomani. Dopo cena, sbrigate le delicate faccende del suo ufficio di premier, andava ad intercettarla in uno dei salotti di Torino e si eccitava pazzamente al pensiero di essere il solo a sapere come quell'elegante e irreprensibile signora era conciata sotto. Anche Gabriele D'Annunzio amava questa pratica e pare vi costringesse, fra le altre, Eleonora Duse. Ma poiché il "Vate" era un gran millantatore è molto probabile che si tratti di una vanteria. Fin qui il divertissement. In realtà i legami fra escrementi ed erotismo sono profondi. Ciò che li unisce è l'istinto di morte, il senso di morte. La merda, poiché è ciò che è stato scartato dal corpo vivo dell'individuo, rappresenta, nel simbolico, la morte (Questo per l'uomo, per la donna il discorso, come vedremo, è diverso). Ma anche l'erotismo, per quanto connesso all'attività sessuale, e quindi vitale, è un gioco di morte. Eros è Thanatos. Perché il suo punto d'arrivo è molto spesso e quasi fatalmente una tautologia sterile. Il gioco erotico diventa cioè fine a se stesso. Lo scopo non è più il sesso ma profanare la donna e anche la femmina attraverso il sesso. È vero che essenza dell'erotismo è la degradazione della donna a femmina (vedi Atto sessuale), ma oltre certi limiti lo scopo di questo processo non è più, come dovrebbe, restituirla alla sua sessualità, e tantomeno alla sua fecondità, bensì la sessualità è lo strumento della degradazione che diventa il vero scopo. Non la si degrada per godere della sua femminilità, ma si usa la femminilità per degradarla. Il mezzo, il gioco erotico, si è fatto fine. L'erotismo non è, come afferma ottimisticamente Bataille, «l'approvazione della vita fin dentro la morte», ma qualcosa che tende a mortificare e ad escludere la sessualità e quindi la vita. Lo si vede molto bene in De Sade, l'erotomane per eccellenza. In Sade non si consumano quasi mai atti sessuali normali poiché richiamano la procreazione che è aborrita, come aborrita, tanto che molti dei suoi personaggi impongono alle ragazze di nasconderla, di coprirla, di non farla vedere, è la vagina in quanto odioso organo di riproduzione. L'opera sadiana è interamente percorsa da un profondo senso di morte e quindi non è certamente un caso, è anzi conseguente, che anche gli escrementi vi abbiano un posto d'onore. Per l'uomo quindi l'atto sessuale può diventare facilmente secondario rispetto al gioco erotico o venir addirittura eliminato. Per la donna rimane invece l'obiettivo primario. Legata alla natura, potenzialmente feconda, la donna, nonostante tutte le sovrastrutture culturali che le sono state calate addosso, resta un essere-per-la-vita, mentre l'uomo è-per-la-morte. L'uomo è quindi per l'eros, la donna per il sesso. Questo diverso orientamento dell'uomo e della donna verso la vita e la morte attraverso il sesso e l'erotismo lo cogliamo anche nel diverso atteggiamento riguardo agli escrementi. L'uomo prova una morbosa attrazione per gli escrementi della donna perché gli fan ribrezzo e perché rappresentano la sua parte inorganica, inerte, morta. Se ne serve quindi da un lato per degradarla e dall'altro per negarne la temuta vitalità e fecondità. Anche la donna ha un certo interesse per gli escrementi, ma per ragioni tutte diverse da quelle dell'uomo, anzi opposte. Tanto per cominciare sono i suoi escrementi e non quelli del partner (nessuna donna si è mai stesa sotto una lastra di cristallo per vedere come cagava il conte di Cavour o chi per lui). In secondo luogo la donna non prova una particolare ripugnanza per gli escrementi perché, oltre ad averci quotidianamente a che fare nell'accudimento degli infanti, sente che, per quanto schifosi, fan pur sempre parte della natura e della vita. L'uomo invece ne è attratto solo in quanto ne è disgustato. Che «inter faeces et urinam nascimur», che si nasca fra le feci e l'urina, come nota con ribrezzo Sant'Agostino, è cosa che può turbare un uomo, non parliamo di un santo, non la donna che ne fa esperienza diretta e vitale.

Pornografia

E l'opposto dell'erotismo. Si va subito al dunque con l'esibizione di organi sessuali, maschili e femminili. Nella migliore delle ipotesi sono lezioni di anatomia comparata. Eppoi, si tratti di film, di videocassette o di una serie di fotografìe (vedi Magazine & Video), è uno scopare continuo, ossessivo, in tutte le posizioni e in tutte le salse. Ora, un voyeur che si rispetti già è poco propenso a scopare per conto suo, a veder scopare gli altri non ci pensa proprio. Si sente anzi umiliato nei confronti dei maschi, generalmente giovani e attrezzatissimi, che evoluiscono davanti ai suoi occhi, perché rimarcano la sua posizione di segaiolo. Nella pornografia mancano i preliminari, l'attesa, l'ambiguità, il gioco della fantasia, cioè proprio gli ingredienti dell'erotismo. Per questo il disegno cochon è, di norma, più eccitante della fotografia, che è troppo esplicita, non lascia spazio all'immaginazione. Il disegno invece, alludendo, evocando, non precisando, apre praterie al desiderio. E lo stesso meccanismo per cui, più in generale, l'abbozzo di un dipinto è spesso più intrigante del quadro compiuto. Nell'abbozzo c'è tutta una serie di potenzialità che vanno inevitabilmente perdute nella realizzazione definitiva che ne privilegia una («La scelta è un'ecatombe di possibili» diceva il dotto Epicuro). Tranne che in un caso non ho mai visto un film "a luci rosse" che non inducesse allo sbadiglio e alla disperazione. Non c'è trama, non c'è una storia plausibile, non ci sono personaggi, manca tutto. Eppure non dovrebbe essere poi così diffìcile. Si prende una "soap opera" di buon livello, sulla falsariga di Beautiful o di Dinasty, con una storia definita, ambienti patinati e lussuosi, caratteri dei personaggi ben disegnati, relazioni molto formali, borghesi, donne belle, levigate, sofisticate, altere, in perenne competizione fra di loro per il successo e per il maschio. Si fa andare avanti la cosa per una mezz'oretta e anche più, in modo che i personaggi possano assumere una loro fisionomia e poi, con gli stessi protagonisti, si inserisce un siparietto hard che sta però perfettamente dentro la storia. Poniamo che la giovane cognata trovi prove irrefutabili che la moglie del fratello, che detesta, donna bella, scostante, arrogante, passabilmente odiosa, nei suoi "last thirty", tradisce il marito. E la ricatta. Ma invece di chiederle soldi, potere o altre sciocchezze del genere le infligge una dura punizione: dopo averla fatta evoluire in vari modi le somministra, in quel salotto molto rispettabile, una sonora e umiliante sculacciata. Poi tutto torna sui binari consueti, anche se la vittima si porta addosso il marchio d'infamia, la vergogna e un desiderio di rivalsa che, dopo un congrue lasso di minuti, sfogherà, in termini ancora più hard, sulla stessa carnefice o su qualcun'altra. Naturalmente al posto di questa situazione se ne possono immaginare mille altre. Importante è che sia rotta, sconciata, degradata la rispettabilità borghese dell'ambiente e delle sue protagoniste e che comunque una vicenda pruriginosa, morbosa, scabrosa si inserisca in un contesto di per sé normalissimo. Tinto Brass, che fa dei film da asilo Mariuccia, è avvertito. Il primo Samperi, con Laura Antonelli in mise da camerierina sulla scala di Malizia e il giovanissimo Alessandro Momo a guardar da sotto, o il gioco telefonico di Chiamami di notte, si avvicinano di più al concetto di erotismo. Anche se restano molto al di sotto di quel che si potrebbe fare in un film hard core senza limiti di censura.

Profanazione

Fin dalla prima voce di questo dizionario (vedi Atto sessuale) abbiamo detto che essenza dell'erotismo maschile è la profanazione della donna. Ma in questo desiderio di sciuparla e di mortificarla c'è il riconoscimento implicito della sua superiorità. Si può profanare solo ciò che ha valore, che, nella scala gerarchica, sta su un gradino più alto. Non si può profanare una gallina o un'oca (motivo ulteriore che spiega come mai la Zoorastia, il rapporto sessuale con gli animali, sia una perversione più comune alle donne che agli uomini (vedi Cane). Scrive D.H. Lawrence: «Quasi tutti gli uomini, nel momento stesso in cui impongono i loro egoistici diritti di maschi padroni, tacitamente accettano il fatto della superiorità della donna come apportatrice di vita. Tacitamente credono nel culto di ciò che è femminile... E per quanto possano reagire contro questa credenza, detestando le loro donne, ricorrendo alle prostitute, all'alcool e a qualsiasi altra cosa, in ribellione contro questo grande dogma ignominioso della sacra superiorità della donna, pure non fanno ancor sempre che profanare il dio della loro vera fede. Profanando la donna, essi continuano, per quanto negativamente, a concederle il loro culto» (La verga d'Aronne). Lawrence aggiunge che l'uomo sente la donna come essere sostanzialmente più nobile. Qui mi pare che lo scrittore inglese, che pure è un finissimo osservatore del rapporto fra i sessi (Donne innamorate, L'arcobaleno, Figli e amanti oltre al celeberrimo L'amante di Lady Chatterley), si sbagli profondamente. Al contrario l'uomo sente la donna, dal punto di vista etico, come un essere passabilmente abietto: perché non è capace di una morale superiore ai suoi istinti, perché non rispetta le regole, perché è sleale, perché le è estraneo l'atto gratuito e perché infine non insegue sogni, che è l'attività prediletta di quell'eterno, patetico e anche commovente bambino che è il maschio. Ciò che l'uomo sente di infinitamente superiore nella donna è la vitalità. Ed è questa vitalità che nel gioco erotico vuole in fondo punire, sconciandola e umiliandola (vedi anche Troie). Ma si caccia in una trappola perché, degradandola a femmina, va a ficcarsi proprio nel cuore della sua potenza creativa e ne viene inghiottito. Più sottile, forse, è il maschio masochista che, invertendo i ruoli sessuali, afferma il proprio valore e la usa invece di esserne usato.

Profumi & Odori

II profumo che lei usa è importante, fa parte della sua personalità. Deve essere appena percettibile e di tuo gusto. Ma molto più determinanti sono gli odori. Sull'odore si gioca, spesso, la compatibilità sessuale, di pelle, fra un uomo e una donna. Il profumo si può cambiare, l'odore no. E non c'è profumo che possa innocuizzare un odore che ti è sgradevole, anzi sovente il melange aggrava la situazione. Di tutti i sensi l'olfatto è forse il più intransigente e il naso può diventare decisivo in quel corpo a corpo che è, in definitiva, l'atto sessuale.
La civiltà contemporanea, maniaca della pulizia (segno di cattiva coscienza, come quegli assassini che sentono il bisogno di lavarsi di continuo le mani), ha messo al bando gli odori, soprattutto quelli del corpo. Invece il sesso, se non l'eros che è più astratto, ha bisogno dell'odore e ne dipende. Le donne, quando sono molto eccitate, mandano un odore penetrante che eccita il maschio, se gli è empatico, altrimenti lo disgusta e lo deprime. I mammiferi, prima di accoppiarsi, si annusano. Hanno le loro buone ragioni. Se la cosa non va rinunciano e si rivolgono altrove. Dovremmo ritrovare anche noi il codice degli odori invece di spruzzarci ossessivamente di profumi e di lavande come si fa con i cadaveri. Si eviterebbero molti equivoci e molte unioni sbagliate.

Prostitute

Pagare una donna per fare l'amore, c'è qualcosa di più insensato? Ma come, io faccio la fatica di scoparti e ti devo anche pagare? Siamo diventati matti? Bisogna essere scesi nel pozzo più profondo dell'umiliazione e del disprezzo di sé per arrivare a tanto.
Cosa diversa è pagare la ragazza della porta accanto perché si arrampichi nuda sul lampadario. Qui a degradarsi non è lui, ma lei che vende non il suo corpo, ma qualcosa di infinitamente più prezioso: la sua dignità.

Pubertà

È uno dei rari casi in cui Madre Natura non ha fatto le cose per bene. Il maschio è nella massima esplosione sessuale, gli esce sperma dagli occhi e da ogni poro della pelle, ha una curiosità divorante per il corpo della donna, mani inesperte e febbrili che saprebbero eccitarla come non mai, potrebbe farne sei, sette, otto, nove al giorno e gli tocca tirarsi le seghe. Le coetanee intatti vanno con i ragazzi più grandi se non addirittura con gli uomini fatti. E la classica "nave scuola" predilige i giovani e i giovanissimi ma non si spinge fino agli adolescenti per colmare la propria insoddisfazione sessuale di donna in età, trascurata da un marito distratto o poco interessato. Per la donna infatti il percorso è esattamente opposto. Parte freddina e raggiunge la piena maturità sessuale intorno ai quarant'anni, proprio mentre le forze dell'uomo - che oltretutto, almeno nella coppia fìssa, ha in genere qualche anno di più - cominciano pericolosamente a declinare.

Pudore

La femmina, di suo, non è pudica (semmai lo è molto di più l'uomo). È, al contrario, esibizionista. L'osservazione dei bambini in età prescolare, che non sono ancora snaturati dall'educazione e dalla mediazione culturale, ne è una dimostrazione, se così si può dire, allo stato puro: è lei che gli sbottona i calzoncini e gli tira fuori il pisello, che gli dice «ti faccio vedere la mia se mi fai vedere il tuo», che ci tiene molto che lui la guardi mentre fa la cacca. Peraltro se approfondiamo un po' la questione vediamo che il pudore non riguarda tanto la nudità in se stessa - che è un fatto naturale, Adamo ed Eva erano nudi nell'Eden - ma le convenzioni sociali. Anche se è la sua prima esperienza in tal senso una donna può stare senza alcun imbarazzo in un campo di nudisti, mentre morirebbe di vergogna se in un salotto le mutandine le cadessero ai piedi. Pudore non è altro che il nome che noi diamo alla serie di divieti che circondano il comportamento latu sensu sessuale della donna. Pudica quindi non è la femmina, può esserlo solo la donna cioè la sovrastruttura culturale che le si è sovrapposta o che, per dir meglio, le è stata imposta. Ci sono voluti infatti migliaia di anni di repressione e di martellamento da parte dell'uomo per creare il pudore femminile, cioè per fare della femmina una donna. E allora la vergogna, i rossori, i ritegni sono entrati a far parte del gioco erotico. Violare il suo pudore, questo era il succo. Oggi molto meno. Se si eccettuano infatti i casi di un forte imprinting cattolico (vedi Chiesa) o di altre circostanze particolari, nella società contemporanea il pudore sessuale gioca un ruolo marginale. La cultura dei nostri tempi - e la moda, nonostante i recenti tentativi di ridarsi una modestia, ne è l'emblema - vuole una donna liberata, disinibita, trasgressiva, aggressiva. E lei, in buona sostanza, lo è diventata o ridiventata. Ciò complica i rapporti fra i sessi (il tabù del pudore, come ogni tabù, non era posto a vanvera vedi Tabù). La donna disinibita respinge l’uomo per tre buoni motivi. Perché, come abbiamo già detto (vedi Molestie sessuali), l'uomo ha bisogno, per ragioni biologiche, d'esser lui a prendere l'iniziativa. Perché l'aggressività sessuale della donna rende evidente all'uomo di essere usato, di essere solo uno strumento e non, come ha bisogno di illudersi, il protagonista della vicenda (vedi Atto sessuale). Vero o simulato che fosse il pudore era il velo tenero che nascondeva al maschio come al fuco l'inebriante volo dietro l’Ape Regina, il suo destino di soccombente. In terzo luogo si tratta, banalmente, di una questione di mercato. Una cosa è tanto più desiderabile quanto più si nega e si rende preziosa. Una donna troppo disponibile perde valore erotico anche se ne acquista uno sessuale. Il caso estremo è la prostituta che è antierotica per definizione anche se soddisfa un bisogno sessuale. All’altra estremità del pendolo, lo stupro dà un'eccitazione folle quanto criminale proprio perché è perpetrato contro la volontà e la disponibilità di lei, è l'oltraggio massimo alla sua persona. Che il pudore sia anche una questione di mercato lo conferma il fatto che la donna lo ha usato spesso, per non dir quasi sempre, in modo strumentale, per rendersi attraente agli occhi dell'uomo. Era un falso pudore. Ma nel teatrino erotico la rappresentazione vale la realtà.
Sparito il pudore femminile, almeno come categoria generale, la violazione e la trasgressione, essenziali all’erotismo si sono spostate più avanti e più in profondità. Oggi la donna ha preso piena coscienza della propria dignità di persona (anche se ha perso, o quasi, quella della propria funzione di femmina e di madre) e vuole essere valutata e rispettata come tale. Il gioco erotico quindi non è più violare un pudore che non c'è, ma è sconciare questa dignità, abbassare l'autostima di lei con qualche scherzetto sessuale sudicio. Del resto la degradazione della donna a femmina, che resta la sostanza del movimento erotico, è molto più evidente e violenta oggi che ad un'alta stima della donna si accompagna una bassa stima della femmina, che fra le due figure sembra essersi creata una distanza abissale, di quando donna e femmina quasi coincidevano. Il gioco si è fatto quindi molto più pesante e forse non è più nemmeno un gioco. Il pendolo si è progressivamente spostato dal piano naturale verso quello sociale. Molto più di ieri il sesso è diventato, dall'una e dall'altra parte, uno strumento di potere, un mezzo invece che un fine. E la lotta fra i sessi si è fatta davvero mortale.

R

Riso (il)

II riso di gola, di cuore, spontaneo, schietto, gioioso, allegro non appartiene né al sesso né all'erotismo, che sono entrambi cose troppo serie, avendo l'uno a che fare con la vita e l'altro con la morte. Una risata di questo genere spezza il meccanismo e può far cadere qualsiasi tensione erotica e sessuale. Cosa diversa è il riso di testa, che esprime scherno, dileggio, compatimento, disprezzo e che è suscitato da una situazione ridicola. Anche questo tipo di riso è estraneo alla sessualità ma è invece congeniale all'erotismo. Se scopo dell'atto erotico è di sciupare, sconciare, deturpare la bellezza di lei, la sua dignità e umanità, il ridicolo ne è lo strumento più potente. Perché il ridicolo uccide più di ogni altra cosa. Scrive lo psicologo Dino Origlia: «Una persona di cui tutti possono ridere non è nemmeno più una persona, non è più nulla». Il ridicolo, che è un fatto esclusivamente umano (solo l'uomo è un animale che sa ridere e che fa ridere, le bestie e gli altri elementi della natura non sono, e non possono essere, ridicoli a meno che non vengano umanizzati), si sostanzia in un contrasto, in una discrepanza, in una incongruenza, in uno scarto. «Un uomo cammina per la via, inciampa e cade: i passanti ridono» scrive Henri Bergson nel suo saggio sul riso. Un uomo che cammina non deve cadere. L'effetto è maggiore se si tratta di una persona che si da arie di importanza: qui il contrasto fra la pretesa rispettabilità e la miseria della caduta è particolarmente stridente e quindi più grande il ridicolo. Quando Enrico Berlinguer, il segretario del Pci, si accasciò sul palco per un ictus davanti a una folla enorme, la scena era altamente drammatica ma anche sommamente ridicola, impudica, oscena (e infatti le Televisioni, giustamente, non la trasmisero): tu sei lì che impersoni la speranza di milioni di uomini e basta che tre millimetri della tua carne più segreta cedano per non essere più nulla, solo un povero corpo che cade. L'erotismo tende esattamente a questo: a inserire un elemento di contrasto, una incongruità, nella bellezza, nella dignità, nella umanità di una donna, un fattore di disordine nel suo ordine. Il ridicolo, così come l'osceno con cui è strettamente imparentato (nel senso che il ridicolo è sempre osceno, anche se l'osceno non sempre è ridicolo), è uno dei passaggi fondamentali di questo processo. Una bella signora cui venga alzata di colpo la gonna è eccitante. Certamente perché vediamo parti del suo corpo prima coperte, ma anche, e forse soprattutto, perché le mutande così rivelate inseriscono un elemento incongruo, non c'entrano niente con l'impeccabilità del resto dell'abbigliamento di lei, con la sua rispettabilità. Così sconciata è oscena, ridicola. La stessa donna in bikini sulla spiaggia, nonostante sia quasi nuda, è molto meno eccitante, perché manca l'elemento incongruo, manca l'osceno. Manca il ridicolo. Perché esista il ridicolo è necessaria la presenza di un altro o di più altri. Il ridicolo infatti, come spiega Bergson, è sempre un gioco, crudele, di intelligenze. L'erotismo è precluso ai cretini. Una donna che non si renda conto del proprio ridicolo è eroticamente inerte, ha lo stesso appeal di una bambola gonfiabile. Se le persone che partecipano alla situazione ne sono consapevoli il ridicolo è autosufficiente, basta a se stesso, non ha bisogno di essere seguito dal riso, che resta sottinteso. Il riso però sottolinea e potenzia il ridicolo oppure nel caso che la donna non lo avverta glielo rende percepibile (così come il risolino d'imbarazzo di lei restituisce questa consapevolezza al partner, la accresce e ne aumenta l'eccitazione). Nel Muro di Sartre, Erostrato, dopo aver fatto camminare nuda la prostituta in lungo e in largo, le ordina di sedersi e di aprire le gambe. Poi la guarda in mezzo alle cosce e scoppia in una risata. Solo a questo punto lei si rende conto, arrossisce violentemente, richiude le gambe e sibila: «Porco!»
Questo tipo di riso è particolarmente devastante se è collettivo. In Mondo cane di Gualtiero Jacopetti c'è una scena di una crudezza e di una crudeltà senza pari. Durante le feste per la presa della Bastiglia, un gruppo di teppisti aggredisce una bella ragazza che si difende disperatamente. Ma è sopraffatta, non la si vede nemmeno più sommersa com'è dagli aggressori, ne si vede ciò che sta accadendo. Dal mucchio selvaggio emerge un energumeno che presenta alla cinepresa le mutandine di pizzo di lei. Il pubblico in sala scoppia in una risata fragorosa. La bellezza, l'umanità, la dignità di lei sono annientate in quel preciso istante, lo stupro diventa un fatto accessorio.

Ragazzi

È diffìcile che i ragazzi a vent'anni non siano carini. Se non altro ci sono la lucentezza della pelle, la levigatezza dei corpi, i capelli, i colori, la brillantezza degli occhi. Ma quasi tutti si sentono brutti. Solo molti e molti anni dopo, guardando le foto d'antan, si rendono conto che non erano poi così male, molto meglio comunque delle compagne per le quali spasimarono e delle quali pietirono le attenzioni accogliendole come un grande, straordinario favore. Era vero il contrario. Ma loro non lo sapevano.

Ruolo

Spogliare l'uomo del suo ruolo è stato l'errore fatale delle donne. Senza il ruolo l'uomo non è nessuno, non è niente, non è nulla. Il ruolo è l'armatura culturale che il maschio si era costruito nei millenni per fronteggiare una femmina molto più forte e vitale. E chiuso nel proprio ruolo, difeso, l'uomo aveva un fascino. Denudato, si mostra per quello che è ed è sempre stato: un bambino smarrito. Anche perché sono venuti a mancare quasi tutti i fattori che gli consentivano di recitare dignitosamente la propria parte: la guerra e la forza fisica, fra gli altri. Dopo l'avvento della bomba atomica la guerra, anche quella tradizionale, è diventata il tabù dei tabù, è stata dichiarata pornografica. In quanto alla forza ha perso ogni importanza in una società dove le macchine faticano per noi. Serve tutt'al più per mettere le valigie nelle reticelle degli scompartimenti dei treni. Destituito del proprio ruolo sociale che gli dava un'intima sicurezza l'uomo l'ha smarrita anche in campo sessuale. È un maschio incerto, tremebondo, timoroso quello che oggi si presenta alla femmina trionfante. Fa pena. Ci vuole un bello sforzo di immaginazione da parte di lei per vedere in questi, ameba il Maschio, il Vir, il Guerriero, il Principe Azzurro, il Protettore. Infine con l'inseminazione artificiale e le altre diavolerie genetiche il maschio sta perdendo anche la sua ultima e più vera funzione: quella di fuco. È un essere inutile. Lo strapotere della donna non l'ha però resa felice. Non è divertente ne eccitante trionfare sul nulla. Nella loro sapienza antica le femmine erano perfettamente consce della propria incommensurabile superiorità sul maschio. Lo lasciavano evoluire, giocare i giochi preferiti, darsela da duro, sapendo benissimo che alla fine del tourbillon si sarebbe prostrato ai loro piedi. «In casa i pantaloni li porta lei», nella loro semplicità i proverbi popolari dicono spesso il vero. Le donne non avevano alcun bisogno di mostrarsi più forti perché lo erano. L'istinto gli suggeriva anzi di sottomettersi per eccitare il piacere di entrambi. Perché il fine ultimo del piacere, al termine di ogni percorso, per quanto elaborato e arzigogolato, è la soddisfazione dell'Ape Regina, non del fuco. E quindi bisogna pur far credere al fuco di avere un ruolo e una funzione anche al di fuori dell'inseminazione della donna. Questo dettava la saggezza prima che le "maschiette", l'emancipazione e il femminismo facessero della donna, per l'uso e il consumo dell'efficentismo industriale, un lavoratore, un uomo senza le palle, un'imitazione, una parodia, mentre nel contempo si degradava il fuco ad ape operaia, disposto anche a mettersi il grembiulino e a lavare i piatti. Adesso al posto dell'uomo c'è solo un bambino che piange in silenzio. Ma a queste donne denaturate, ridicole nelle loro ambizioni da segretariette, è passata anche la voglia di fargli da madre.

 

 

Le 25 frasi dell'uomo perfetto
Diario di una donna al volante
Donne e PC
I Re Magi
Consigli per gli approcci
Tecniche d'abbordaggio
L'angolo del bastardo
Per passare una piacevole serata…
Anna e Marco
La "prova del 5"
A.A.A. Lei cerca lui
Differenze tra i sessi
La cavalleria è morta...
Io sono un nostalgico...
74 Top Banfe: genere schiavo
Le panzane con le donne
Guinness dei primati femminile
Lo sfogo di una femmina su questo sito
Altro sfogo di una femmina su questo sito
Terzo sfogo di una femmina su questo sito
W.E.B. - Women Brain Expander
Tappo 710
Il libro del Califfo
Sottigliezze della lingua italiana
La mano
Donne e Musica
La più crudele
W i Musulmani!
Cosa le donne devono imparare dai film porno
Scoperte
La mia parte femminile
Al ristorante
La posta di Donna Moderna
Scuola Guida
Questione di bisogni
Barzellette
Aforismi
Vignette
Conclusioni e ringraziamenti