DI(ZION)ARIO EROTICO
di Massimo Fini
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Omosessuale
E l'essere erotico per eccellenza. Il suo atto è trasgressivo
per definizione, tanto che viene chiamato contronatura. Lo sconvolgimento
dell'ordine non potrebbe essere più clamoroso. Mentre nell'uomo
e nella donna l'erotismo vuole un certo sforzo mentale, perché
è una costruzione culturale, nell'omosessuale è introiettato
nell'atto stesso. Non è certamente un caso che, com'è
noto, i gay abbiano un'attività sessuale intensissima e che,
a differenza degli etero, l'oggetto del desiderio sia abbastanza indifferenziato.
L'omosessuale può accoppiarsi praticamente con chiunque, purché
sia del suo stesso sesso. Per lui i dettagli (vedi Orgia) contano molto
meno perché l'effrazione, la profanazione, la bestemmia è
"in re ipsa". Nella New York pre-Aids esisteva un famoso locale
gay che aveva organizzato una "sala giochi" molto particolare
e significativa. Sulla parete in legno di una room erano stati praticati,
ad altezza opportuna, alcuni fori a misura di deretano in cui chi stava
nella stanza attigua infilava il suo. Il visitatore della room dopo
aver esaminato i culi nudi esposti ne infilzava uno a piacere, senza
vedere il viso del suo proprietario né esserne visto. Il problema
dell'omosessuale è che cerca un uomo e invece quasi sempre trova
una "checca" come lui e deve fare di necessità virtù.
Nel rapporto omosessuale a meno che non si tratti di una coppia
consolidata i partner possono assumere indifferentemente la parte
del "pistillo" o della "corolla". Tuttavia esiste
un tipo di omosessuale che, per aspetto fisico, atteggiamenti, mentalità,
è un uomo a tutti gli effetti. Un uomo a cui piacciono gli altri
uomini, per lo più giovanissimi. Costui è ambitissimo
e ricercatissimo, ma si tratta di una specie rara quanto prelibata.
Un surplus di appeal veniva all'omosessualità dall'interdetto
sociale, quando era "il vizio che non osa dire il suo nome"
e viveva nell'ebbrezza della clandestinità e delle catacombe,
col brivido d'esser scoperto. Alla trasgressione dell'ordine naturale
si aggiungeva quella dell'ordine sociale. Con la liberazione omosessuale,
il movimento Gay, il Fuori, questa pacchia è finita. Oggi l'omosessualità
è prevalentemente di sinistra, privilegiando il proprio aspetto
eversivo e nella misura in cui a sinistra e nell'omosessualità
c'è ancora qualcosa di eversivo. Ma ai tempi felici in cui il
Fuori e l'Arcigay non esistevano ancora e la liberazione omosex era
di là da venire, era di destra. Perché privilegiava l'ammirazione
per l'uomo forte, l'ordine, le divise, tutti elementi intesi come espressione
di virilità (l'omosessuale non è attratto da un altro
omosessuale, gli piace l'uomo, il macho, è maschilista per natura).
Inoltre se oggi l'omosessualità si è proletarizzata, un
tempo le cose andavano diversamente. Nel senso che era il "vizio
proibito", ma tacitamente tollerato purché non desse troppo
scandalo, delle classi alte, mentre incontrava l'interdetto assoluto
di quelle più povere dove era oggetto di scherno feroce e di
una repressione altrettanto feroce. E notorio, a questo proposito, il
puritanesimo del Partito comunista, quel puritanesimo che fece tanto
soffrire il giovane Pasolini. Nell'Unione Sovietica gli omosessuali
(chiamati "gli uomini azzurri") erano passibili di galera.
L'omosessualità era un vizio borghese. E nell'internazionale
degli invertiti, nel jet set omosessuale, i "ragazzi così"
- in tal modo si chiamavano fra di loro negli anni Cinquanta e Sessanta
- erano di destra per vocazione e portafoglio. Per loro i giovani proletari
erano solo carne da macello, serbatoio inesauribile di "marchette"
che si potevano avere a basso costo, sulle orme dei ricchi viaggiatori
inglesi e francesi dell'Ottocento e della prima metà del Novecento
che scendevano a fare il classico "tour d'Italie" col pretesto
di visitare le città d'arte e con lo scopo di raccattare, soprattutto
a Napoli e a Palermo, in civiltà di grandi tradizioni ma impoverite,
mignons di bell'aspetto e a buon mercato. Mentre l'erotismo maschile,
pur essendo, al fondo, un gioco di annientamento, di autoannientamento
e di morte, può essere funzionale, almeno in via teorica, alla
fecondazione, quello omosessuale è sterile per definizione. C'è
quindi nell'omosessuale, maschio mancato, femmina incompleta, un istinto
di morte ancor più marcato che nei suoi colleghi etero. Del resto
nell'eros omosex la merda è, per ovvi motivi, un cult con cui
gli adepti trafficano spesso e volentieri, tanto nel concreto che nell'immaginario.
E la merda è, quantomeno simbolicamente, lo zero, il nulla («Sei
una merda»), è ciò che è stato scartato dal
corpo vivo dell'uomo, è materia inerte e inorganica. E morte.
Orgasmo
Sia stramaledetto per l'eternità e dannato agli Inferi chi ha
messo in testa alle donne che avrebbero un diritto all'orgasmo. Da allora
l'atto sessuale, già così inquietante per il maschio,
è diventato un torneo. Se lei non ha almeno diciotto orgasmi,
clitoridei, vaginali e persino anali, si sente defraudata. Ora, l'orgasmo
femminile è la cosa più misteriosa e indecifrabile dell'universo.
È come l'Araba Fenice: che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun
lo sa. In ogni caso, a differenza di quello maschile, così evidente
e banale, non può essere provato. Lui quindi resta sempre nel
dubbio («Sei venuta?»), lei insoddisfatta perché,
ammesso che esista, si tratta in ogni caso di una difficile, complicata
e rara composizione alchemica. Nemmeno le donne sanno mai fino in fondo
se hanno avuto questo benedetto orgasmo. Spesso si illudono di averlo
avuto o si autoconvincono o fingono. Aver affidato a quest'elemento
impalpabile il destino della coppia è un errore madornale. Tipico
della modernità che ha il brutto vizio di affermare dei diritti
impossibili. Come quello alla felicità o all'uguaglianza. Ma
proclamare stolidamente l'esistenza di simili diritti significa, per
lo stesso fatto di considerarli tali, condannare i presunti titolari
all'insoddisfazione, alla frustazione, al fallimento. Più saggi
erano gli antichi che sapevano che la vita è innanzitutto privazione
e dolore e che quindi tutto ciò che viene in più non è
noia, come afferma Schopenhauer già corrotto dall'Illuminismo
e dal benessere del rentier, ma grasso che cola.
Orgia
Per molti è un mito, una meta, un sogno proibito. Ha il posto
d'onore nei film porno di quart'ordine che si concludono immancabilmente
con una grande ammucchiata. In realtà è quanto di più
lontano dall'erotismo si possa dare. Come un sole troppo violento uccide
i colori e un'abbuffata i sapori, il carnaio dei corpi variamente intrecciati
annulla le sfumature e i dettagli che sono invece essenziali al gioco
erotico. L'eros ha bisogno di concentrazione e si potrebbe anche dire
che si sostanzia nella fissazione, a volte ossessiva, di alcuni particolari.
L'orgia invece, nella migliore delle ipotesi, quando non è una
triste gozzoviglia di impiegati del catasto convertiti a quella pericolosa
fesseria che è la "coppia aperta", è dispersiva,
caotica, panica, sfrenata. In quanto tale può piacere alle donne
(nell'immaginario di molte c'è la fantasia di essere possedute
da più uomini contemporaneamente, mentre il viceversa è
molto più raro, anche per un fattore banalmente fisiologico oltre
che psicologico: la femmina ha tre orifizi, il maschio un cazzo solo).
Può piacere quindi alla donna, ma non all'uomo. L'uomo, proprio
perché più coinvolto nell'erotismo, ha bisogno, nel rapporto,
di filarsi una sua storia, di farsi il suo film, di seguire rituali
piuttosto rigidi e ripetitivi che lo portino all'erezione, mentre la
donna si abbandona con molta più naturalezza alla propria sessualità.
L'orgia non solo elimina il dettaglio ma anche l'individualità.
Nell'ammucchiata tutti i corpi si equivalgono e perdono valore. La fica
è, più o meno, uguale in tutte le donne. L'uomo - a meno
che non sia della categoria del "purché respirino"
- non cerca la fica, spesso anzi gli organi sessuali femminili, se proposti
a freddo, lo disgustano. L'uomo vuole una fica collegata a un certo
viso, alla delicatezza di un lineamento, alla grazia di un gesto, a
un timbro di voce e, insomma, alla personalità di una particolare
donna. Ciò che sconvolge l'uomo, che lo eccita fino al parossismo,
è andare a scoprire ciò che razionalmente, com'è
ovvio, sa, ma che emotivamente rifiuta di credere: che anche quella
donna, che per qualche motivo lo ha attratto, fra le gambe ha la fica.
Che cioè è un animale. Scrive Cesare Pavese in La luna
e i falò'. «Pensavo alla faccia di Irene e di Silvia e
mi dicevo che anche loro pisciavano». E in un altro passo aggiunge:
«La cosa che non mi capacitava, a quei tempi, era che tutte le
donne sono fatte in un modo, tutte cercano un uomo. È così
che dev'essere, dicevo pensandoci; ma che a tutte, anche le più
belle, anche le più signore, gli piacesse una cosa simile mi
stupiva». Sì, per quanto possa sembrare strano, l'uomo
si stupisce che anche le donne piscino, che anche quelle che lo affascinano
abbiano la fica. L'inesausto gioco dell'uomo è di sbucciare la
donna per svelare la femmina, per scoprire l'inaudito: che davvero,
sotto, ha la fica. E poiché ce l'ha il gioco finisce sempre con
una soddisfazione deludente: la soddisfazione è di averla ridimensionata
a femmina, la delusione è che, se ce l'ha, è, in fondo,
uguale a tutte le altre. Il motivo del piacere è lo stesso della
delusione. È l'eterna fourchette" in cui si dibatte
il maschio. In ogni caso nell'orgia è eliminato uno degli elementi
fondamentali del gioco: il disvelamento della sessualità, dell'animalità
della donna, di tutte le donne che vi partecipano, perché nell'ammucchiata,
nel tumulto e nella confusione dei corpi, nella stessa ideologia sottesa
a questa pratica, tale disvelamento è scontato, previsto, è
un già dato. Cosa diversa dall'orgia e dall'amore di gruppo è
quando in una riunione di più persone un solo soggetto è
preso di mira e ricondotto alla sua sessualità (il caso classico
è quello dello strip-tease, vedi Nudo, ma naturalmente il gioco
può essere anche molto più pesante). Qui la personalità,
i dettagli e la stessa animalità di lei tornano ad avere un valore,
vengono anzi enfatizzati dal fatto che sono esposti all'osservazione
concentrica di più sguardi, alla curiosità divorante di
molti invece che di uno solo.
Oriente
Molti occidentali avendo sentito parlare vagamente e porcinamente del
Kamasutra, affascinati dal mito della geisha e dalla possibilità
di inchiappettarsi liberamente ragazzine e ragazzini, vanno in Oriente.
È l'aria dei tempi, nell'Ottocento era il pensiero filosofico
europeo che si volgeva a Oriente (si pensi a Schopenhauer e a Nietzsche)
per trarne alimento, oggi ci si va per solleticare i nostri sensi stanchi.
Ma il sesso orientale è quanto di più lontano si possa
dare dall'erotismo. Il pensiero orientale mira infatti, anche nel sesso,
all'"uccisione del mentale". È fatto quindi di atti
fisici, di maneggi, di carezze, di massaggi, di soffi in bocca, di straordinari
contorcimenti di lei che, per chi segue gli insegnamenti yoga, tantrici
o taoisti e aspira ad elevarsi proprio attraverso il sesso (vedi anche
Yoga), sono una propedeutica spirituale. Non è un caso che all'orientale
(parlo naturalmente di quello che non si è ancora occidentalizzato)
sia estraneo il feticismo dei vestiti che ha tanta parte invece nel
nostro erotismo. All'orientale piace, al contrario, la nudità
integrale della donna cui conferisce anche un significato simbolico.
Come simbolici sono molti dei preliminari sessuali. Più in generale
questo del simbolismo è il motivo per cui noi facciamo tanta
fatica a capire il teatro giapponese e cinese o la loro favolistica
che ci appallano mostruosamente. Come ci appalla il loro modo di far
sesso, troppo sottile per l'europeo in generale e per l'imprenditore
forzista in particolare che non capisce assolutamente nulla di ciò
che sta facendo se non che ha buttato via, com'è giusto, un bel
po' di milioni.
P
Passione (amour-passion)
È sadomasochismo sublimato nel sentimento o, piuttosto, nell'illusione,
dell'amore. I due amanti sono violentemente attratti e dominati dal
desiderio di assimilarsi, di annullarsi, di distruggersi, di divorarsi
l'un l'altro ("Ti vorrei mangiare"). Quest'amore cannibalico
non ha lunga durata. Finisce quando uno dei due, quasi sempre la donna,
sopraffa l'altro che, a quel punto, cessa di essere un oggetto di desiderio:
è stato fagocitato, digerito e viene sputato fuori. Oppure questo
tipo di rapporto si esaurisce, quasi di colpo, per sfinimento, per consunzione,
perché gli amanti hanno bruciato tutte le energie, come un incendio
che, dopo essere divampato con straordinaria virulenza, improvvisamente,
così com'era nato, si spegne. I protagonisti dell'amour-passion
sono innamorati che non si vogliono bene. Dopo, resta solo l'odio. In
realtà, com'è noto in psicoanalisi, elementi distruttivi
e autodistruttivi sono presenti in ogni tipo di amore (e, si potrebbe
dire, in ogni relazione umana, vedi Sadomasochismo). Solo che nell'amour-passion,
come nell'estasi mistica, raggiungono una gradazione più alta,
sono portati all'estremo. Senza aspettare la psicoanalisi questo stretto
legame fra Eros e Thanatos, fra Amore e Morte, è presente all'uomo
fin dai tempi più remoti. In un'antichissima iscrizione latina
trovata su una fontana è detto: "Morte e voluttà
si mirarono congiunte e i loro due volti fecero un volto solo".
In Apuleio, Fotide dice a Lucio: "Fammi morire tu che stai per
morire" Ma per la verità, lei non muore affatto. È
il fuco che muore dopo aver fecondato l'Ape Regina. Basterebbe osservare
i volti dei due dopo, come si distende e si spiana quello di lei come
diventa più luminoso e più bello, mentre sul viso di lui
passano ombre di delusione e di insoddisfazione Dopo l'amplesso il maschio
si girerebbe volentieri dall'altra parte, colto da un sentimento di
estraneità verso quel corpo fino a poco prima tanto desiderato,
conscio di essere diventato inutile.
Pazienza (orientale)
In certe pratiche del tantrismo buddhista, che tende a fare del sesso
uno strumento di ascesi trascendente, la donna deve essere prima "adorata"
e poi "posseduta". Nella fase di "adorazione" lui
dorme, per un numero imprecisato di giorni, ai piedi del letto, senza
toccarla. Poi si corica per quattro mesi con lei sulla destra, limitandosi
a desiderarla. Per altri quattro mesi la terrà invece alla sua
sinistra (pare che il particolare sia fondamentale) contentandosi, se
filtra un po' di luce, di rimirarla. E quando la possiede? Mai, perché
nel frattempo lei se ne è andata con un amante un po' meno tantrico.
Permissivismo
Tentativo tardo-borghese di recuperare, soprattutto a fini consumistici,
la libertà sessuale perduta. Ma è una contraddizione in
termini. Permissivismo - lo dice la parola stessa - significa che c'è
qualcuno che permette. E non è libero un istinto che deve chiedere
il permesso.
Perversioni
Sono quasi tutte deliziose, ma possono diventare pericolose. Perché,
come del resto tutto l'erotismo di cui costituiscono un'estremizzazione,
tendono ad avvitarsi su se stesse e a portare all'impotenza. E questo
è un guaio per l'erotomane, il quale pratica il coito non perché
ne tragga chissà quale godimento - stesse a lui ne farebbe volentieri
a meno - ma perché gli serve come merce di scambio con la donna
per poter fare i giochi prediletti. Le donne infatti, pur di arrivare
al dunque, sono disposte a tutto, ad arrampicarsi sul lampadario, a
ballare nude sul tavolo, a camminare a quattro zampe, a mostrare come
fanno pipì e persino, poiché sono delle vere scostumate,
a far vedere il fondo delle loro mutandine, ma alla fine le devi fottere.
Perché, per quanto ciò possa sembrare incredibile e anche
parecchio sconveniente, a loro piace scopare. È il loro vizio.
La loro funzione. La loro ragione di essere al mondo. Che ci volete
fare? Si deve portare pazienza. Prima o poi bisogna accontentarle. La
perversione, che credo si possa chiamar tale quando un individuo riesce
a raggiungere l'erezione solo seguendo certe modalità, tende
invece per sua natura ad appagarsi di sé. Anche perché
è un comportamento ossessivo, maniacale, che va fatalmente a
cacciarsi in un vicolo cieco. Prendiamo il feticista della scarpa. All'inizio
si accontenta di una scarpa qualsiasi, poi vuole un certo tipo di scarpa,
poi una scarpa con delle particolari fibbiette, poi uno stivaletto,
poi uno stivaletto con un determinato numero di lacci, poi nemmeno i
lacci bastano più. Si va a finire come quel tale, citato da Krafft-Ebing,
che riusciva a venire solo ficcandosi una penna nel culo e gridando:
«Chicchirichì!»
Petitbidois
Nella savana un topo (ci sono anche là) si era perdutamente innamorato
di un'elefantessa e le faceva una corte serrata. Lei lo trattava con
indifferenza e sufficienza: «Cosa vuoi da me? Cosa potresti darmi
tu così piccino e con un cazzino ancor più piccino?»
Ma il topo non demordeva e continuava a tampinare l'elefantessa. Finché
venne il giorno della rivincita. L'elefantessa era caduta in una rete
di cacciatori e il topo che, guarda caso, passava di là le fece
il brutale ricatto: «Io con i miei denti rosicchio la rete e ti
libero, ma tu, dopo, fai l'amore con me». L'elefantessa accettò
senza esitazione: «Tanto» disse, «tu a me non puoi
fare nemmeno il solletico, non sei neppure l'antipasto di un antipasto».
Si appartarono quindi sotto un alto albero di cocco. Il topo ci dava
dentro come un forsennato, ma dall'elefantessa non si levava nemmeno
un fremito. Sennonché dal cocco si staccò una noce che
andò a schiantarsi proprio sulla testa dell'elefantessa che mandò
un barrito. E il topo: «Godi, eh, brutta puttanona!» Crudele
è la sorte di coloro che ce l'hanno piccolo, immortalati da Chevalier,
in Peccatori di provincia, nel personaggio di Petitbidois. «Il
peggiore ratè per un uomo è non contentare una donna.
Il resto sono balle, tutte luride balle» scrive nei suoi Diari
Cesare Pavese che viveva questo dramma anche se per una causa diversa
(eiaculazione precoce). E forse meno frustrante la condizione dell'impotente
tout court che alla fine se ne fa una ragione e rinuncia. Ma Petitbidois
non desiste, insiste, andando incontro ad ogni sorta di umiliazioni.
Anche perché in queste cose le donne possono essere spietate.
Il fatto è che tutti i maschi pensano di avercelo piccolo o comunque
più piccolo degli altri. Hemingway racconta come Francis Scott
Fitzgerald ne fosse ossessionato. Così, una sera, a Parigi, andarono
insieme nel cesso e Francis Scott si tirò giù le braghe:
naturalmente ce l'aveva normalissimo. Ci vogliono anni di frequentazione
con la Desinenza in A per capire che la lunghezza e la grossezza del
pene, a meno che non scenda ai livelli di Petitbidois, hanno un'importanza
relativa, che per la donna posseggono più che altro un valore
onirico e che insomma, in linea di massima, si è più che
sufficientemente attrezzati alla bisogna. Ma quando si raggiunge questa
tranquillante consapevolezza è, quasi sempre, ormai inutile.
Petting
Vuol dire fare tutto, o quasi, tranne "quella cosa lì".
Teoricamente il termine, così come la pratica, dovrebbe essere
caduto in disuso visto che non esiste più il tabù della
verginità, ma, a quanto pare, si è tramandato di generazione
in generazione. Ai tempi miei era un affannarsi e un brancicare sopra
e sotto la gonna, fra calze, reggicalze, sottovesti e mutandine o, per
chi preferiva partire dall'alto, fra camicette, scollature, magliette
e reggiseno. «Tutta roba senza risultato» per dirla con
Jannacci. Ma terribilmente eccitante. Era fatta di avanzamenti lenti,
di ritirate strategiche, di ridotte, di conquiste provvisorie, di vittorie
contestate, di capisaldi difesi strenuamente, di capitolazioni improvvise.
Dopo un paio d'ore di questi maneggi, al cinema, in macchina (per chi
ce l'aveva), sui pianerottoli, nei sottoscala, nei portoni bui, ai giardini,
in camporella, avevi un mal di palle tremendo e andavi a finirti sul
cesso di casa.
Piacere (indebito)
E quello che chi ha scritto un libro pruriginoso si prende a pensare
che la redattrice, ragazza fine e garbata, dovrà bere l'amaro
calice fino all'ultima stilla e a immaginare i suoi rossori e i suoi
turbamenti.
Piedi
Insieme agli organi genitali sono la parte più animalesca del
corpo. A differenza delle mani, che, liberate dalla posizione eretta,
hanno dato addirittura origine all'homo faber, e di altre parti del
corpo (come la fronte, il naso, le labbra, i capelli), i piedi, non
essendosi staccati dal terreno, non si sono affinati ed evoluti. Anzi
in un certo senso sono regrediti perché le scimmie sono quadrumani.
Se una donna che si lacca le unghie dei piedi ci appare di una lascivia
scimmiesca, mentre questa sensazione è minore quando lo fa con
quelle delle mani o si trucca il viso, è perché sta cercando
di ingentilire e umanizzare un elemento particolarmente animalesco del
proprio corpo (vedi Scarpe). Per lo stesso gioco dei contrasti l'orecchino
sottolinea la bestialità dell'orecchio così come, in genere,
un eccesso di orpelli (braccialetti, anelli, collane) fa l'effetto-scimmia
(vedi Grazia). In quanto animaleschi, in contrapposizione col resto
del corpo, più umano, i piedi nudi sono osceni. Lo sanno bene
certi popoli, come i cinesi che in fatto di sottigliezze sono maestri,
presso i quali l'esibizione del piede nudo è considerata indecente
quasi quanto quella degli organi sessuali.
Pipì
Ci sono donne cui piace farsela fare addosso e persino in bocca, essere
usate come latrine. La cosa eccita enormemente l'uomo ma proprio questo
la rende pressoché impossibile. Perché se c'è l'erezione
non ci può essere la minzione. All'uomo piace invece vederla
far pipì. E poiché lei non ha questa incompatibilità
fra minzione ed eccitazione (a meno che non sia molto avanzata) la cosa
può avvenire, con godimento di entrambi, praticamente in ogni
momento, contando anche sul fatto che nella femmina il bisogno di far
pipì è molto frequente, come sa chiunque abbia affrontato
un lungo viaggio in macchina con una o più donne a bordo e subito
il tormento di doversi fermare quasi ad ogni Grill. I più sporcaccioni
gliela fanno fare a quattro zampe, alzando la gamba. Come una cagna.
Playboy
La figura di Don Giovanni, che cercando nella donna l'assoluto trascendente,
e ovviamente non trovandolo in nessuna, è costretto a consumare
ogni volta un nuovo oggetto di desiderio rimanendone regolarmente deluso,
trova un suo più modesto epigono nell'odierno Playboy. Il playboy
è uno che ha idealizzato la propria madre (in genere una donna
forte mentre il padre è, tisicamente o psicologicamente, assente),
la cerca in ogni donna ma, come Don Giovanni, non trova mai chi corrisponda
perfettamente al modello. La morte della madre libera il playboy e,
a volte, anche l'omosessuale che è il versante pederasta della
stessa idealizzazione. Ma quando questo avviene è quasi sempre
troppo tardi (le madri, soprattutto quelle italiane, dovrebbero essere
soffocate nella culla), così il playboy fa i capelli grigi e
diventa la versione attiva e maschile della vecchia zitella.
Popò
II conte di Cavour ci si divertiva con le aristocratiche della corte
piemontese. La nobildonna doveva salire su un'ampia lastra di cristallo
tenuta a mezzo metro da terra da due robusti valet. Qui, dopo essersi
sollevata le lunghe gonne e levata le mutande, si accovacciava mentre
Camillo Benso, pare interamente nudo, si stendeva sotto in posizione
strategica per seguire l'evento. Ma la prospettiva più interessante,
checché ne pensasse Cavour, non era la sua ma quella dei valet
che potevano osservare a loro agio il viso dell'altezzosa dama mentre
perdeva ogni aplomb aristocratico. Le cronache non dicono a chi toccasse
poi pulire il cristallo, se ai valet, com'è probabile, o alla
stessa dama per imbarazzarla ancora di più. Raccontano invece
che, a volte, il conte di Cavour si prendeva un superadditum di piacere.
Faceva rivestire la signora impedendole di passare per il bagno e imponendole
di non cambiarsi fino all'indomani. Dopo cena, sbrigate le delicate
faccende del suo ufficio di premier, andava ad intercettarla in uno
dei salotti di Torino e si eccitava pazzamente al pensiero di essere
il solo a sapere come quell'elegante e irreprensibile signora era conciata
sotto. Anche Gabriele D'Annunzio amava questa pratica e pare vi costringesse,
fra le altre, Eleonora Duse. Ma poiché il "Vate" era
un gran millantatore è molto probabile che si tratti di una vanteria.
Fin qui il divertissement. In realtà i legami fra escrementi
ed erotismo sono profondi. Ciò che li unisce è l'istinto
di morte, il senso di morte. La merda, poiché è ciò
che è stato scartato dal corpo vivo dell'individuo, rappresenta,
nel simbolico, la morte (Questo per l'uomo, per la donna il discorso,
come vedremo, è diverso). Ma anche l'erotismo, per quanto connesso
all'attività sessuale, e quindi vitale, è un gioco di
morte. Eros è Thanatos. Perché il suo punto d'arrivo è
molto spesso e quasi fatalmente una tautologia sterile. Il gioco erotico
diventa cioè fine a se stesso. Lo scopo non è più
il sesso ma profanare la donna e anche la femmina attraverso il sesso.
È vero che essenza dell'erotismo è la degradazione della
donna a femmina (vedi Atto sessuale), ma oltre certi limiti lo scopo
di questo processo non è più, come dovrebbe, restituirla
alla sua sessualità, e tantomeno alla sua fecondità, bensì
la sessualità è lo strumento della degradazione che diventa
il vero scopo. Non la si degrada per godere della sua femminilità,
ma si usa la femminilità per degradarla. Il mezzo, il gioco erotico,
si è fatto fine. L'erotismo non è, come afferma ottimisticamente
Bataille, «l'approvazione della vita fin dentro la morte»,
ma qualcosa che tende a mortificare e ad escludere la sessualità
e quindi la vita. Lo si vede molto bene in De Sade, l'erotomane per
eccellenza. In Sade non si consumano quasi mai atti sessuali normali
poiché richiamano la procreazione che è aborrita, come
aborrita, tanto che molti dei suoi personaggi impongono alle ragazze
di nasconderla, di coprirla, di non farla vedere, è la vagina
in quanto odioso organo di riproduzione. L'opera sadiana è interamente
percorsa da un profondo senso di morte e quindi non è certamente
un caso, è anzi conseguente, che anche gli escrementi vi abbiano
un posto d'onore. Per l'uomo quindi l'atto sessuale può diventare
facilmente secondario rispetto al gioco erotico o venir addirittura
eliminato. Per la donna rimane invece l'obiettivo primario. Legata alla
natura, potenzialmente feconda, la donna, nonostante tutte le sovrastrutture
culturali che le sono state calate addosso, resta un essere-per-la-vita,
mentre l'uomo è-per-la-morte. L'uomo è quindi per l'eros,
la donna per il sesso. Questo diverso orientamento dell'uomo e della
donna verso la vita e la morte attraverso il sesso e l'erotismo lo cogliamo
anche nel diverso atteggiamento riguardo agli escrementi. L'uomo prova
una morbosa attrazione per gli escrementi della donna perché
gli fan ribrezzo e perché rappresentano la sua parte inorganica,
inerte, morta. Se ne serve quindi da un lato per degradarla e dall'altro
per negarne la temuta vitalità e fecondità. Anche la donna
ha un certo interesse per gli escrementi, ma per ragioni tutte diverse
da quelle dell'uomo, anzi opposte. Tanto per cominciare sono i suoi
escrementi e non quelli del partner (nessuna donna si è mai stesa
sotto una lastra di cristallo per vedere come cagava il conte di Cavour
o chi per lui). In secondo luogo la donna non prova una particolare
ripugnanza per gli escrementi perché, oltre ad averci quotidianamente
a che fare nell'accudimento degli infanti, sente che, per quanto schifosi,
fan pur sempre parte della natura e della vita. L'uomo invece ne è
attratto solo in quanto ne è disgustato. Che «inter faeces
et urinam nascimur», che si nasca fra le feci e l'urina, come
nota con ribrezzo Sant'Agostino, è cosa che può turbare
un uomo, non parliamo di un santo, non la donna che ne fa esperienza
diretta e vitale.
Pornografia
E l'opposto dell'erotismo. Si va subito al dunque con l'esibizione
di organi sessuali, maschili e femminili. Nella migliore delle ipotesi
sono lezioni di anatomia comparata. Eppoi, si tratti di film, di videocassette
o di una serie di fotografìe (vedi Magazine & Video), è
uno scopare continuo, ossessivo, in tutte le posizioni e in tutte le
salse. Ora, un voyeur che si rispetti già è poco propenso
a scopare per conto suo, a veder scopare gli altri non ci pensa proprio.
Si sente anzi umiliato nei confronti dei maschi, generalmente giovani
e attrezzatissimi, che evoluiscono davanti ai suoi occhi, perché
rimarcano la sua posizione di segaiolo. Nella pornografia mancano i
preliminari, l'attesa, l'ambiguità, il gioco della fantasia,
cioè proprio gli ingredienti dell'erotismo. Per questo il disegno
cochon è, di norma, più eccitante della fotografia, che
è troppo esplicita, non lascia spazio all'immaginazione. Il disegno
invece, alludendo, evocando, non precisando, apre praterie al desiderio.
E lo stesso meccanismo per cui, più in generale, l'abbozzo di
un dipinto è spesso più intrigante del quadro compiuto.
Nell'abbozzo c'è tutta una serie di potenzialità che vanno
inevitabilmente perdute nella realizzazione definitiva che ne privilegia
una («La scelta è un'ecatombe di possibili» diceva
il dotto Epicuro). Tranne che in un caso non ho mai visto un film "a
luci rosse" che non inducesse allo sbadiglio e alla disperazione.
Non c'è trama, non c'è una storia plausibile, non ci sono
personaggi, manca tutto. Eppure non dovrebbe essere poi così
diffìcile. Si prende una "soap opera" di buon livello,
sulla falsariga di Beautiful o di Dinasty, con una storia definita,
ambienti patinati e lussuosi, caratteri dei personaggi ben disegnati,
relazioni molto formali, borghesi, donne belle, levigate, sofisticate,
altere, in perenne competizione fra di loro per il successo e per il
maschio. Si fa andare avanti la cosa per una mezz'oretta e anche più,
in modo che i personaggi possano assumere una loro fisionomia e poi,
con gli stessi protagonisti, si inserisce un siparietto hard che sta
però perfettamente dentro la storia. Poniamo che la giovane cognata
trovi prove irrefutabili che la moglie del fratello, che detesta, donna
bella, scostante, arrogante, passabilmente odiosa, nei suoi "last
thirty", tradisce il marito. E la ricatta. Ma invece di chiederle
soldi, potere o altre sciocchezze del genere le infligge una dura punizione:
dopo averla fatta evoluire in vari modi le somministra, in quel salotto
molto rispettabile, una sonora e umiliante sculacciata. Poi tutto torna
sui binari consueti, anche se la vittima si porta addosso il marchio
d'infamia, la vergogna e un desiderio di rivalsa che, dopo un congrue
lasso di minuti, sfogherà, in termini ancora più hard,
sulla stessa carnefice o su qualcun'altra. Naturalmente al posto di
questa situazione se ne possono immaginare mille altre. Importante è
che sia rotta, sconciata, degradata la rispettabilità borghese
dell'ambiente e delle sue protagoniste e che comunque una vicenda pruriginosa,
morbosa, scabrosa si inserisca in un contesto di per sé normalissimo.
Tinto Brass, che fa dei film da asilo Mariuccia, è avvertito.
Il primo Samperi, con Laura Antonelli in mise da camerierina sulla scala
di Malizia e il giovanissimo Alessandro Momo a guardar da sotto, o il
gioco telefonico di Chiamami di notte, si avvicinano di più al
concetto di erotismo. Anche se restano molto al di sotto di quel che
si potrebbe fare in un film hard core senza limiti di censura.
Profanazione
Fin dalla prima voce di questo dizionario (vedi Atto sessuale) abbiamo
detto che essenza dell'erotismo maschile è la profanazione della
donna. Ma in questo desiderio di sciuparla e di mortificarla c'è
il riconoscimento implicito della sua superiorità. Si può
profanare solo ciò che ha valore, che, nella scala gerarchica,
sta su un gradino più alto. Non si può profanare una gallina
o un'oca (motivo ulteriore che spiega come mai la Zoorastia, il rapporto
sessuale con gli animali, sia una perversione più comune alle
donne che agli uomini (vedi Cane). Scrive D.H. Lawrence: «Quasi
tutti gli uomini, nel momento stesso in cui impongono i loro egoistici
diritti di maschi padroni, tacitamente accettano il fatto della superiorità
della donna come apportatrice di vita. Tacitamente credono nel culto
di ciò che è femminile... E per quanto possano reagire
contro questa credenza, detestando le loro donne, ricorrendo alle prostitute,
all'alcool e a qualsiasi altra cosa, in ribellione contro questo grande
dogma ignominioso della sacra superiorità della donna, pure non
fanno ancor sempre che profanare il dio della loro vera fede. Profanando
la donna, essi continuano, per quanto negativamente, a concederle il
loro culto» (La verga d'Aronne). Lawrence aggiunge che l'uomo
sente la donna come essere sostanzialmente più nobile. Qui mi
pare che lo scrittore inglese, che pure è un finissimo osservatore
del rapporto fra i sessi (Donne innamorate, L'arcobaleno, Figli e amanti
oltre al celeberrimo L'amante di Lady Chatterley), si sbagli profondamente.
Al contrario l'uomo sente la donna, dal punto di vista etico, come un
essere passabilmente abietto: perché non è capace di una
morale superiore ai suoi istinti, perché non rispetta le regole,
perché è sleale, perché le è estraneo l'atto
gratuito e perché infine non insegue sogni, che è l'attività
prediletta di quell'eterno, patetico e anche commovente bambino che
è il maschio. Ciò che l'uomo sente di infinitamente superiore
nella donna è la vitalità. Ed è questa vitalità
che nel gioco erotico vuole in fondo punire, sconciandola e umiliandola
(vedi anche Troie). Ma si caccia in una trappola perché, degradandola
a femmina, va a ficcarsi proprio nel cuore della sua potenza creativa
e ne viene inghiottito. Più sottile, forse, è il maschio
masochista che, invertendo i ruoli sessuali, afferma il proprio valore
e la usa invece di esserne usato.
Profumi & Odori
II profumo che lei usa è importante, fa parte della sua personalità.
Deve essere appena percettibile e di tuo gusto. Ma molto più
determinanti sono gli odori. Sull'odore si gioca, spesso, la compatibilità
sessuale, di pelle, fra un uomo e una donna. Il profumo si può
cambiare, l'odore no. E non c'è profumo che possa innocuizzare
un odore che ti è sgradevole, anzi sovente il melange aggrava
la situazione. Di tutti i sensi l'olfatto è forse il più
intransigente e il naso può diventare decisivo in quel corpo
a corpo che è, in definitiva, l'atto sessuale.
La civiltà contemporanea, maniaca della pulizia (segno di cattiva
coscienza, come quegli assassini che sentono il bisogno di lavarsi di
continuo le mani), ha messo al bando gli odori, soprattutto quelli del
corpo. Invece il sesso, se non l'eros che è più astratto,
ha bisogno dell'odore e ne dipende. Le donne, quando sono molto eccitate,
mandano un odore penetrante che eccita il maschio, se gli è empatico,
altrimenti lo disgusta e lo deprime. I mammiferi, prima di accoppiarsi,
si annusano. Hanno le loro buone ragioni. Se la cosa non va rinunciano
e si rivolgono altrove. Dovremmo ritrovare anche noi il codice degli
odori invece di spruzzarci ossessivamente di profumi e di lavande come
si fa con i cadaveri. Si eviterebbero molti equivoci e molte unioni
sbagliate.
Prostitute
Pagare una donna per fare l'amore, c'è qualcosa di più
insensato? Ma come, io faccio la fatica di scoparti e ti devo anche
pagare? Siamo diventati matti? Bisogna essere scesi nel pozzo più
profondo dell'umiliazione e del disprezzo di sé per arrivare
a tanto.
Cosa diversa è pagare la ragazza della porta accanto perché
si arrampichi nuda sul lampadario. Qui a degradarsi non è lui,
ma lei che vende non il suo corpo, ma qualcosa di infinitamente più
prezioso: la sua dignità.
Pubertà
È uno dei rari casi in cui Madre Natura non ha fatto le cose
per bene. Il maschio è nella massima esplosione sessuale, gli
esce sperma dagli occhi e da ogni poro della pelle, ha una curiosità
divorante per il corpo della donna, mani inesperte e febbrili che saprebbero
eccitarla come non mai, potrebbe farne sei, sette, otto, nove al giorno
e gli tocca tirarsi le seghe. Le coetanee intatti vanno con i ragazzi
più grandi se non addirittura con gli uomini fatti. E la classica
"nave scuola" predilige i giovani e i giovanissimi ma non
si spinge fino agli adolescenti per colmare la propria insoddisfazione
sessuale di donna in età, trascurata da un marito distratto o
poco interessato. Per la donna infatti il percorso è esattamente
opposto. Parte freddina e raggiunge la piena maturità sessuale
intorno ai quarant'anni, proprio mentre le forze dell'uomo - che oltretutto,
almeno nella coppia fìssa, ha in genere qualche anno di più
- cominciano pericolosamente a declinare.
Pudore
La femmina, di suo, non è pudica (semmai lo è molto di
più l'uomo). È, al contrario, esibizionista. L'osservazione
dei bambini in età prescolare, che non sono ancora snaturati
dall'educazione e dalla mediazione culturale, ne è una dimostrazione,
se così si può dire, allo stato puro: è lei che
gli sbottona i calzoncini e gli tira fuori il pisello, che gli dice
«ti faccio vedere la mia se mi fai vedere il tuo», che ci
tiene molto che lui la guardi mentre fa la cacca. Peraltro se approfondiamo
un po' la questione vediamo che il pudore non riguarda tanto la nudità
in se stessa - che è un fatto naturale, Adamo ed Eva erano nudi
nell'Eden - ma le convenzioni sociali. Anche se è la sua prima
esperienza in tal senso una donna può stare senza alcun imbarazzo
in un campo di nudisti, mentre morirebbe di vergogna se in un salotto
le mutandine le cadessero ai piedi. Pudore non è altro che il
nome che noi diamo alla serie di divieti che circondano il comportamento
latu sensu sessuale della donna. Pudica quindi non è la femmina,
può esserlo solo la donna cioè la sovrastruttura culturale
che le si è sovrapposta o che, per dir meglio, le è stata
imposta. Ci sono voluti infatti migliaia di anni di repressione e di
martellamento da parte dell'uomo per creare il pudore femminile, cioè
per fare della femmina una donna. E allora la vergogna, i rossori, i
ritegni sono entrati a far parte del gioco erotico. Violare il suo pudore,
questo era il succo. Oggi molto meno. Se si eccettuano infatti i casi
di un forte imprinting cattolico (vedi Chiesa) o di altre circostanze
particolari, nella società contemporanea il pudore sessuale gioca
un ruolo marginale. La cultura dei nostri tempi - e la moda, nonostante
i recenti tentativi di ridarsi una modestia, ne è l'emblema -
vuole una donna liberata, disinibita, trasgressiva, aggressiva. E lei,
in buona sostanza, lo è diventata o ridiventata. Ciò complica
i rapporti fra i sessi (il tabù del pudore, come ogni tabù,
non era posto a vanvera vedi Tabù). La donna disinibita respinge
luomo per tre buoni motivi. Perché, come abbiamo già
detto (vedi Molestie sessuali), l'uomo ha bisogno, per ragioni biologiche,
d'esser lui a prendere l'iniziativa. Perché l'aggressività
sessuale della donna rende evidente all'uomo di essere usato, di essere
solo uno strumento e non, come ha bisogno di illudersi, il protagonista
della vicenda (vedi Atto sessuale). Vero o simulato che fosse il pudore
era il velo tenero che nascondeva al maschio come al fuco l'inebriante
volo dietro lApe Regina, il suo destino di soccombente. In terzo
luogo si tratta, banalmente, di una questione di mercato. Una cosa è
tanto più desiderabile quanto più si nega e si rende preziosa.
Una donna troppo disponibile perde valore erotico anche se ne acquista
uno sessuale. Il caso estremo è la prostituta che è antierotica
per definizione anche se soddisfa un bisogno sessuale. Allaltra
estremità del pendolo, lo stupro dà un'eccitazione folle
quanto criminale proprio perché è perpetrato contro la
volontà e la disponibilità di lei, è l'oltraggio
massimo alla sua persona. Che il pudore sia anche una questione di mercato
lo conferma il fatto che la donna lo ha usato spesso, per non dir quasi
sempre, in modo strumentale, per rendersi attraente agli occhi dell'uomo.
Era un falso pudore. Ma nel teatrino erotico la rappresentazione vale
la realtà.
Sparito il pudore femminile, almeno come categoria generale, la violazione
e la trasgressione, essenziali allerotismo si sono spostate più
avanti e più in profondità. Oggi la donna ha preso piena
coscienza della propria dignità di persona (anche se ha perso,
o quasi, quella della propria funzione di femmina e di madre) e vuole
essere valutata e rispettata come tale. Il gioco erotico quindi non
è più violare un pudore che non c'è, ma è
sconciare questa dignità, abbassare l'autostima di lei con qualche
scherzetto sessuale sudicio. Del resto la degradazione della donna a
femmina, che resta la sostanza del movimento erotico, è molto
più evidente e violenta oggi che ad un'alta stima della donna
si accompagna una bassa stima della femmina, che fra le due figure sembra
essersi creata una distanza abissale, di quando donna e femmina quasi
coincidevano. Il gioco si è fatto quindi molto più pesante
e forse non è più nemmeno un gioco. Il pendolo si è
progressivamente spostato dal piano naturale verso quello sociale. Molto
più di ieri il sesso è diventato, dall'una e dall'altra
parte, uno strumento di potere, un mezzo invece che un fine. E la lotta
fra i sessi si è fatta davvero mortale.
R
Riso (il)
II riso di gola, di cuore, spontaneo, schietto, gioioso, allegro non
appartiene né al sesso né all'erotismo, che sono entrambi
cose troppo serie, avendo l'uno a che fare con la vita e l'altro con
la morte. Una risata di questo genere spezza il meccanismo e può
far cadere qualsiasi tensione erotica e sessuale. Cosa diversa è
il riso di testa, che esprime scherno, dileggio, compatimento, disprezzo
e che è suscitato da una situazione ridicola. Anche questo tipo
di riso è estraneo alla sessualità ma è invece
congeniale all'erotismo. Se scopo dell'atto erotico è di sciupare,
sconciare, deturpare la bellezza di lei, la sua dignità e umanità,
il ridicolo ne è lo strumento più potente. Perché
il ridicolo uccide più di ogni altra cosa. Scrive lo psicologo
Dino Origlia: «Una persona di cui tutti possono ridere non è
nemmeno più una persona, non è più nulla».
Il ridicolo, che è un fatto esclusivamente umano (solo l'uomo
è un animale che sa ridere e che fa ridere, le bestie e gli altri
elementi della natura non sono, e non possono essere, ridicoli a meno
che non vengano umanizzati), si sostanzia in un contrasto, in una discrepanza,
in una incongruenza, in uno scarto. «Un uomo cammina per la via,
inciampa e cade: i passanti ridono» scrive Henri Bergson nel suo
saggio sul riso. Un uomo che cammina non deve cadere. L'effetto è
maggiore se si tratta di una persona che si da arie di importanza: qui
il contrasto fra la pretesa rispettabilità e la miseria della
caduta è particolarmente stridente e quindi più grande
il ridicolo. Quando Enrico Berlinguer, il segretario del Pci, si accasciò
sul palco per un ictus davanti a una folla enorme, la scena era altamente
drammatica ma anche sommamente ridicola, impudica, oscena (e infatti
le Televisioni, giustamente, non la trasmisero): tu sei lì che
impersoni la speranza di milioni di uomini e basta che tre millimetri
della tua carne più segreta cedano per non essere più
nulla, solo un povero corpo che cade. L'erotismo tende esattamente a
questo: a inserire un elemento di contrasto, una incongruità,
nella bellezza, nella dignità, nella umanità di una donna,
un fattore di disordine nel suo ordine. Il ridicolo, così come
l'osceno con cui è strettamente imparentato (nel senso che il
ridicolo è sempre osceno, anche se l'osceno non sempre è
ridicolo), è uno dei passaggi fondamentali di questo processo.
Una bella signora cui venga alzata di colpo la gonna è eccitante.
Certamente perché vediamo parti del suo corpo prima coperte,
ma anche, e forse soprattutto, perché le mutande così
rivelate inseriscono un elemento incongruo, non c'entrano niente con
l'impeccabilità del resto dell'abbigliamento di lei, con la sua
rispettabilità. Così sconciata è oscena, ridicola.
La stessa donna in bikini sulla spiaggia, nonostante sia quasi nuda,
è molto meno eccitante, perché manca l'elemento incongruo,
manca l'osceno. Manca il ridicolo. Perché esista il ridicolo
è necessaria la presenza di un altro o di più altri. Il
ridicolo infatti, come spiega Bergson, è sempre un gioco, crudele,
di intelligenze. L'erotismo è precluso ai cretini. Una donna
che non si renda conto del proprio ridicolo è eroticamente inerte,
ha lo stesso appeal di una bambola gonfiabile. Se le persone che partecipano
alla situazione ne sono consapevoli il ridicolo è autosufficiente,
basta a se stesso, non ha bisogno di essere seguito dal riso, che resta
sottinteso. Il riso però sottolinea e potenzia il ridicolo oppure
nel caso che la donna non lo avverta glielo rende percepibile (così
come il risolino d'imbarazzo di lei restituisce questa consapevolezza
al partner, la accresce e ne aumenta l'eccitazione). Nel Muro di Sartre,
Erostrato, dopo aver fatto camminare nuda la prostituta in lungo e in
largo, le ordina di sedersi e di aprire le gambe. Poi la guarda in mezzo
alle cosce e scoppia in una risata. Solo a questo punto lei si rende
conto, arrossisce violentemente, richiude le gambe e sibila: «Porco!»
Questo tipo di riso è particolarmente devastante se è
collettivo. In Mondo cane di Gualtiero Jacopetti c'è una scena
di una crudezza e di una crudeltà senza pari. Durante le feste
per la presa della Bastiglia, un gruppo di teppisti aggredisce una bella
ragazza che si difende disperatamente. Ma è sopraffatta, non
la si vede nemmeno più sommersa com'è dagli aggressori,
ne si vede ciò che sta accadendo. Dal mucchio selvaggio emerge
un energumeno che presenta alla cinepresa le mutandine di pizzo di lei.
Il pubblico in sala scoppia in una risata fragorosa. La bellezza, l'umanità,
la dignità di lei sono annientate in quel preciso istante, lo
stupro diventa un fatto accessorio.
Ragazzi
È diffìcile che i ragazzi a vent'anni non siano carini.
Se non altro ci sono la lucentezza della pelle, la levigatezza dei corpi,
i capelli, i colori, la brillantezza degli occhi. Ma quasi tutti si
sentono brutti. Solo molti e molti anni dopo, guardando le foto d'antan,
si rendono conto che non erano poi così male, molto meglio comunque
delle compagne per le quali spasimarono e delle quali pietirono le attenzioni
accogliendole come un grande, straordinario favore. Era vero il contrario.
Ma loro non lo sapevano.
Ruolo
Spogliare l'uomo del suo ruolo è stato l'errore fatale delle
donne. Senza il ruolo l'uomo non è nessuno, non è niente,
non è nulla. Il ruolo è l'armatura culturale che il maschio
si era costruito nei millenni per fronteggiare una femmina molto più
forte e vitale. E chiuso nel proprio ruolo, difeso, l'uomo aveva un
fascino. Denudato, si mostra per quello che è ed è sempre
stato: un bambino smarrito. Anche perché sono venuti a mancare
quasi tutti i fattori che gli consentivano di recitare dignitosamente
la propria parte: la guerra e la forza fisica, fra gli altri. Dopo l'avvento
della bomba atomica la guerra, anche quella tradizionale, è diventata
il tabù dei tabù, è stata dichiarata pornografica.
In quanto alla forza ha perso ogni importanza in una società
dove le macchine faticano per noi. Serve tutt'al più per mettere
le valigie nelle reticelle degli scompartimenti dei treni. Destituito
del proprio ruolo sociale che gli dava un'intima sicurezza l'uomo l'ha
smarrita anche in campo sessuale. È un maschio incerto, tremebondo,
timoroso quello che oggi si presenta alla femmina trionfante. Fa pena.
Ci vuole un bello sforzo di immaginazione da parte di lei per vedere
in questi, ameba il Maschio, il Vir, il Guerriero, il Principe Azzurro,
il Protettore. Infine con l'inseminazione artificiale e le altre diavolerie
genetiche il maschio sta perdendo anche la sua ultima e più vera
funzione: quella di fuco. È un essere inutile. Lo strapotere
della donna non l'ha però resa felice. Non è divertente
ne eccitante trionfare sul nulla. Nella loro sapienza antica le femmine
erano perfettamente consce della propria incommensurabile superiorità
sul maschio. Lo lasciavano evoluire, giocare i giochi preferiti, darsela
da duro, sapendo benissimo che alla fine del tourbillon si sarebbe prostrato
ai loro piedi. «In casa i pantaloni li porta lei», nella
loro semplicità i proverbi popolari dicono spesso il vero. Le
donne non avevano alcun bisogno di mostrarsi più forti perché
lo erano. L'istinto gli suggeriva anzi di sottomettersi per eccitare
il piacere di entrambi. Perché il fine ultimo del piacere, al
termine di ogni percorso, per quanto elaborato e arzigogolato, è
la soddisfazione dell'Ape Regina, non del fuco. E quindi bisogna pur
far credere al fuco di avere un ruolo e una funzione anche al di fuori
dell'inseminazione della donna. Questo dettava la saggezza prima che
le "maschiette", l'emancipazione e il femminismo facessero
della donna, per l'uso e il consumo dell'efficentismo industriale, un
lavoratore, un uomo senza le palle, un'imitazione, una parodia, mentre
nel contempo si degradava il fuco ad ape operaia, disposto anche a mettersi
il grembiulino e a lavare i piatti. Adesso al posto dell'uomo c'è
solo un bambino che piange in silenzio. Ma a queste donne denaturate,
ridicole nelle loro ambizioni da segretariette, è passata anche
la voglia di fargli da madre.