DI(ZION)ARIO EROTICO
di Massimo Fini
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S
Sadomasochismo
È il motore del mondo, la grande molla dinamica dell'intero comportamento
umano. In genere è mascherato e sublimato, nel sesso invece è
esplicito: c'è uno che penetra e uno che viene penetrato. Le
parti, almeno all'apparenza, sono assegnate: lui è sadico, lei
è masochista. Nietzsche definisce l'amore «l'eterno odio
fra i sessi». Una componente sadomaso esiste quindi in ogni rapporto
sessuale, anche il più semplice, quello che si esaurisce nel
coito. Ma non è di questo sadomasochismo naturale, elementare,
che intendiamo parlare qui, ma del potenziamento che, partendo dall'archetipo
di base dove c'è uno che agisce e uno che subisce, riceve nel
gioco erotico fino a diventare, quando si presenta come modalità
esclusiva e totalizzante del rapporto, una perversione, una patologia
o, per usare l'ultimo grido del linguaggio psicoanalitico e psichiatrico
che vittorianamente ripudia questi termini considerati troppo crudi,
un disturbo psicosessuale. Il sadismo sessuale ha poco a che vedere
con le fruste (se non per il loro valore simbolico), con le borchie,
con i cinturoni, con gli strumenti di tortura e col sangue. Queste sono
cose per individui culturalmente ed eroticamente sottosviluppati. Non
per niente gli americani quando girano un film sul tema fanno Cruising,
gli inglesi II servo. Nell'erotismo infatti il sadomasochismo più
che al dolore fisico si lega alla grande categoria psicologica dell''umiliazione,
di cui il ridicolo è una delle componenti più forti (vedi
Riso). Umiliazione e ridicolo sono più distruttivi di qualsiasi
violenza fisica. Sennonché nel gioco erotico la pulsione sadica
dell'uomo è beffardamente frustrata dal masochismo della donna.
Se a lui piace umiliare, a lei piace essere umiliata. E ciò che
il sadico esattamente non vuole è che la vittima goda della violenza
che le viene fatta. «Frustami! Frustami!» implora il masochista
della barzelletta. «No» risponde, coerente, il sadico. Il
problema irrisoluto e irrisolubile del sadico quando si trova di fronte
il masochista (e nel sesso la donna lo è per ruolo) è
che costui gode di ciò che subisce. Ricordate la terribile confessione
di Stavroghin ne I demoni di Dostoevskij? «Ogni situazione estremamente
vergognosa, oltremodo umiliante, ignobile e, soprattutto, ridicola in
cui mi è capitato di trovarmi nella mia vita, ha sempre suscitato
in me, insieme a una collera smisurata, una voluttà incredibile».
Il principe russo Stavroghin, per chi conosce I demoni, è un
uomo sommamente altero e orgoglioso. Al centro del gioco sadomasochista
c'è infatti Lorgoglio. Il piacere del sadico è di
umiliare l'orgoglio della vittima, quello della vittima è di
veder umiliato e degradato il proprio orgoglio. Perché questo
possa avvenire il masochista deve possedere quindi un orgoglio e quanto
più è forte tanto maggiore è il piacere di entrambi.
Ne consegue che i più grandi masochisti sono, paradossalmente,
i "massimamente orgogliosi", le persone che hanno una precisa
coscienza di sé e del proprio valore. Quando il protagonista
della Recherche si reca in uno dei più luridi bordelli di Parigi,
chi trova incatenato a una colonna, interamente nudo, mentre si fa frustare
da un domestico? Il barone di Charlus, il più altezzoso e sprezzante
personaggio di tutta la variopinta compagnia dei Guermantes. E la medesima
ragione per cui, in linea di massima, i ricchi, a letto, sono masochisti
(i poveri sono già troppo umiliati dalla vita per potersi permettere
questo lusso). Lo stesso vale per le donne. Le più altere, le
più algide, le più superbe, le più snob e con la
puzzetta sotto il naso, per non parlare delle femministe, insomma le
insospettabili, sono quelle che nel sesso assumono più facilmente
un atteggiamento masochista. «Da tipi simili c'è sempre
da aspettarsi il peggio» dice Henry Miller in Tropico del Capricorno
a proposito di una certa signorina Abercombie e delle sue arie, «una
che avreste detto che non avesse la fica da come si portava in strada»
e che poi si lasciava mettere una carota nel sedere. L'apice del piacere
sadomaso viene raggiunto quando le gerarchle sono sconvolte o addirittura
capovolte. Per questo il sadico si eccita particolarmente ad assistere
all'umiliazione della donna da parte di un'altra donna. Perché
mentre l'uomo nel rapporto sessuale è, almeno in apparenza, in
una posizione di superiorità (è il maschio, il conquistatore,
il conduttore del gioco, colui che, alla fine, penetra), ed è
quindi implicito, scontato, che lei si faccia sottomettere, sta nei
rispettivi ruoli, le donne invece fra loro partono alla pari. Ma una
viene messa sotto. Il piacere è massimo se il rapporto gerarchico
è invertito: la nipote che sottomette la zia, la segretaria la
manager, la ragazza la donna matura, la cameriera la padrona (che è
il tema de II servo di Losey, salvo che i protagonisti sono degli omosessuali).
A mettere ulteriore benzina sul fuoco contribuisce, naturalmente, l'eterna
rivalità fra femmine per la conquista del maschio. Il sadismo
della donna sulla donna, anche se è raro che, senza un imput
maschile, si esprima direttamente in campo sessuale (vedi anche Sculacciata),
è un dato di fatto, con buona pace di tutte le chiacchiere femministe
sulla "sorellanza" (le donne non votano le donne, non si fidano
e ne hanno i motivi). Poiché però il gioco erotico è
consensuale, l'uomo che ha pulsioni sadiche, per quanti sforzi faccia
per mettere la donna in situazioni degradanti, non riesce mai ad averne
ragione. Il piacere di lei annulla quello di lui. Il masochista è
invincibile. Ma l'impotenza è, per così dire, la condizione
metafìsica del sadismo anche quando si esce dal campo del gioco
erotico e si entra in quello della violenza vera dove, non essendoci
il consenso dell'altro, ma anzi l'opposizione, il sadico dovrebbe trovare
finalmente la sua piena soddisfazione. Che cosa vuole infatti il sadico
vero, il sadico tout court, quando sfoga, non solo e non necessariamente
in ambito sessuale, la sua pulsione? Vuole ridurre l'altro a un puro
oggetto. Per dirla con Bataille «il suo scopo è quello
di eliminare ogni differenza fra soggetto e oggetto». Ma, e qui
sta tutta la contorta contraddittorietà della mente sadica, deve
essere un oggetto sensibile, capace di avvertire ciò che gli
si sta facendo. Altrimenti col soggetto è annullato anche il
piacere. Ma se annulla l'orgoglio dell'altro il sadico non ha più
niente da umiliare, e se non riesce a piegarlo totalmente non ha raggiunto
il suo scopo. Se l'altro è ridotto veramente ad oggetto non sente
le sevizie, se le sente non è un oggetto ma ancora un soggetto
con cui il carnefice è inevitabilmente costretto ad entrare in
una qualche relazione, sia pur stravolta, che è proprio ciò
che il sadico non tollera, perché vuole tenersi lontano da ogni
coinvolgimento, a una distanza siderale dalla vittima, in una posizione
di superiorità assoluta che è simile a quella di Dio.
Il sadico è perciò obbligato, in un crescendo di ferocia,
ad aumentare progressivamente le violenze fino allo sbocco conclusivo
che - in questo credo che avesse ragione De Sade che lo teorizzava -non
può essere che l'assassinio. La morte dell'altro realizza finalmente
la distanza cui tende, ma nello stesso tempo gli toglie l'oggetto del
piacere'. Nell'antico poema indiano Mahabharata, Bhima, dopo aver tagliato
il braccio del nemico, e averlo con quello stesso braccio schiaffeggiato,
dopo avergli sfondato il petto, troncato la testa e bevuto il sangue,
ha un ruggito di furore deluso: «Che altro mi resta da fare? La
morte ti protegge!». L'impotenza metafìsica e psichica
del sadico tout court, del vero sadico, è un riflesso della sua
sostanziale impotenza sessuale o, se si preferisce Melanie Klein a Freud,
la seconda è una conseguenza della prima. In ogni caso sono strettamente
legate. Quando agisce la sua pulsione in campo sessuale il sadico autentico,
a differenza di quel sadico da operetta che è il maschio-bambino
il quale si affanna a smontare l'affascinante e incomprensibile giocattolo
e si illude, con l'atto sessuale, di possedere e degradare la donna
riportandola alla sua condizione di natura, non vuole affatto ridurre
la donna a femmina. È troppo intelligente. Sa benissimo che è
proprio quello che lei cerca. E questo gli toglierebbe il piacere e
il suo stesso status di sadico. Inoltre il rapporto sessuale, per quanto
imposto all'altro con la violenza, implica comunque uno scambio, un
coinvolgimento, sia pur sfigurato, che il sadico aborre insieme all'insudiciante
contatto fisico (il sadico è un maniaco della propria pulizia,
sporchi e sporcati devono essere, semmai, gli altri). Il vero sadico
quindi non scopa. Vuole ridurre la donna a oggetto e non si scopa con
un oggetto. Questa bella coerenza nasconde però le vere ragioni
del suo agire. Nel sadico infatti l'atavica paura della donna, che è
di ogni uomo, raggiunge un livello patologico. Alla base il sadico è
un pavido e un vigliacco, un imbelle che ha paura di misurarsi con la
realtà. Il duca di Blangis, uno degli aguzzini delle Centoventi
giornate di De Sade, «si sarebbe fatto spaventare da un bambino
deciso e, quando non poteva usare l'astuzia e il tradimento, diventava
timido e vile». Il sadico erge quindi il sadismo a propria difesa,
come un muro di cinta. Ha bisogno di una posizione di assoluto potere
proprio per mascherare la sua impotenza. Vuole degradare la donna a
oggetto perché ha paura del soggetto, ha paura di misurarsi con
la femmina e teme, anzi è sicuro (a torto o a ragione, non ha
importanza) di non essere all'altezza, di non soddisfarla e di rendersi
quindi ridicolo agli occhi di lei, cosa che invertirebbe le posizioni
facendo di lui la vittima e l'oggetto del ridicolo. Situazione che per
il sadico è il massimo dell'orrore. Allora gioca d'anticipo ridicolizzando
la donna ed eliminandola come femmina. Ridottala a un oggetto inerte,
impotente a fare richieste sessuali, il sadico può liberare finalmente
la sua libido dirigendola non sulla femmina, ma sull'atto sadico in
se stesso, sull'inebriante sensazione di potere che gli da. A questo
punto ha, se ce l'ha, l'erezione, ma è un'erezione che non lo
implica e non lo mette alla prova. Nel Muro di Sartre, Erostrato, «vestito
fino al collo», dopo aver fatto giostrare nuda la prostituta su
e giù per la stanza, quando lei, infastidita, tenta un approccio,
non tira fuori l'uccello ma la pistola e le ordina di fare ginnastica
col suo bastone da passeggio. Il sadico, in sostanza, è un onanista
patologico che ha bisogno di materializzare gli oggetti delle sue fantasie
laddove il masturbatore, diciamo così, normale si accontenta
dell'immaginazione.
E quindi impotente due volte: come sadico e come uomo. E un isolato
che, per paura, esclude a priori ogni possibilità di relazione
col mondo esterno. E non è certo un caso che il marchese De Sade
abbia scritto la maggior parte delle sue opere nella condizione di massima
costrizione e solitudine: il carcere. Il suo delirio di onnipotenza
onirico non è che il risvolto della sua impotenza reale.
Saffo
Due donne che se la fanno fra di loro è il sogno del voyeur
e del cultore dei buchi di serratura, cioè di ogni uomo. In questo
caso «l'orrendo animale a due schiene», come Michelangelo
chiama l'uomo e la donna in amore, diventa un delizioso "doppio".
È come se la donna si scindesse in due, per partenogenesi, prestandosi
ad essere osservata contemporaneamente da ogni angolazione. Oltre a
questo aspetto voyeuristico c'è, ancora più intrigante,
la curiosità di vedere come due soggetti femminili interagiscono
psicologicamente fra di loro, chi assume la posizione dominante e chi
quella passiva e come. Ma se si tratta di due lesbiche autentiche è
pressoché escluso che ti facciano presenziare e se sono due amiche
che lo fanno per compiacerti non è la stessa cosa.
Saliva
Gliela si fa colare, come sperma, nella bocca aperta, quando la si
scopa.
Sardegna
Quest'estate, al mare, girando l'occhio ho visto il figlio della mia
fidanzata, che ha cinque anni, avvicinato da un'amichetta, una bambina
bellissima, di quelle che hanno già, in miniatura, le proporzioni
e le forme della donna, che gli aveva tirato giù il costumino
e, preso in mano disinvoltamente il pistolino, glielo faceva ruotare,
valutandolo con interesse. Lui era scarlatto per l'imbarazzo, ma incapace
di reagire. Mi è sembrata una fotografia realistica del vero
rapporto fra i sessi.
Schizzare
«Sbatterla fino a farle schizzare fuori la merda». E una
locuzione slang americana di una volgarità senza confini che
esprime però bene tutto il sottofondo d'odio, di disprezzo e
di timore di cui anche si nutre il sentimento dell'uomo per la donna.
Seduzione
La seduzione appartiene esclusivamente alla donna. L'uomo non ha mai
sedotto nessuna. Può ben fare la ruota del pavone, colorare e
lisciare le sue piume, stendere il tappeto con la sua mercanzia, ma
a scegliere è sempre lei secondo leggi imperscrutabili che non
hanno nulla a che vedere con queste ridicole esibizioni. La donna (che,
non a caso, quando è bella, è detta, nel linguaggio comune,
attraente) fagocita il maschio che nelle faccende di sesso è
attivo come lo può essere il ferro nei confronti della calamita.
E lui a muoversi, ma dietro un invisibile ed irresistibile comando.
La forza agente sta altrove. Quella di Don Giovanni è un'illusione.
E quando il Commendatore gli farà balenare la verità -
che non ha sedotto ma è stato sedotto - il libertino si ucciderà.
L'uomo non può possedere la donna che nella misura in cui questa
vuol essere posseduta. La donna si fa prendere. Cioè è
lei che prende. Quando l'uomo arriva a capirlo - ma per buona sorta
la natura, con la sua astuzia, lo ha fatto sufficientemente tonto -
forse non si suicida come Don Giovanni, ma perde ogni interesse per
la donna in quanto femmina.